Produrre innovazione, Pavia deve riprovarci
di FRANCESCO SVELTO* Abbiamo perso capacità di innovare e produrre beni di avanguardia. Le volontà di riforma dei processi educativi e produttivi si alternano ad un atteggiamento di rassegnata attesa. L' apprensione è giustificata osservando che le cause si sono sedimentate nel tempo. Se ci concentriamo sul settore industriale ad alto contenuto tecnologico osserviamo che il Paese si è impoverito perdendo tante grandi aziende prestigiose in settori chiave, dalla chimica all' elettronica, dalle telecomunicazioni alla meccanica. Anche altrove però si sono persi pezzi pregiati in modo quasi fisiologico, si pensi a colossi come AT&T ma anche alle attuali difficoltà di Nokia. Di contro, sono nate moltissime aziende dagli anni '90 che dominano la scena economico-industriale oggi. L' esempio più eclatante è quello della Silicon Valley ma non è l' unico. Aree dinamiche con aziende in fase di start-up sono quella di Boston, quella del Texas attorno ad Austin ma anche Cambridge in Gran Bretagna. Perché in Italia no? Perché non abbiamo preso adeguata coscienza circa la necessità di un sistema fatto di tante componenti tutte necessarie: 1. distretti industriali tematici in cui le aziende possano condividere conoscenza pur in un contesto competitivo. 2. capitali di rischio. 3. profili professionali ad alta specializzazione e lavoratori intraprendenti. 4. Infrastrutture adeguate. Una città universitaria di prestigio come Pavia è teoricamente privilegiata potendo contare su corsi di studio anche superiori, attraverso lo I.U.S.S. C'è quindi una grande possibilità di formare laureati italiani e stranieri su temi scientifici di punta e con competenze avanzate e spendibili. La componente di stranieri è importante perché in grado di portare un punto di vista ed un' attitudine diversa. Ad esempio, la propensione imprenditoriale dei giovani italiani non è spiccata mentre è maggiore in Paesi dove il desiderio di salto sociale è più forte. Perché siamo rassegnati all' idea che uno straniero non farà impresa in Italia? Perché i ragazzi italiani non dovrebbero integrarsi con loro? La presenza di più di un' azienda è fondamentale per favorire iniziative nuove, nella consapevolezza che un fallimento comporterà un re-inserimento lavorativo addirittura meglio riconosciuto. Perché non incentivare chi porta dall' estero centri di progettazione ad alto valore tecnologico? Perché non pensare a forti sgravi fiscali per giovani imprenditori in modo da motivarli a restare e a non emigrare? Da ultimo perché non esiste una vera mentalità di finanziamento a rischio? Voglio, infine, portare un esempio positivo nell' area delle tecnologie microelettroniche dove questo modello potrebbe, se sostenuto, proporsi nel breve a Pavia. Non solo esiste una solida formazione di Dottori di Ricerca in Università, dove corsi specialistici sono impartiti in lingua inglese, ma anche aziende multi-nazionali quali STMicroelectronics, Maxim, Marvell, Texas Instruments. Aziende start-up di successo fondate da nostri laureati non ancora. Perché Università, città magari in sinergia con la Regione Lombardia, capitalisti ed Aziende non ci pensano? Perché non a Pavia? In Microelettronica, ma non solo. * dipartimento di Ingegneria Industriale e dell' Informazione Università di Pavia