Radicali a Torre del Gallo «Infermeria insufficiente»
di Anna Ghezzi wPAVIA Dovrebbero essere 20 i posti per i detenuti nella sezione sanitaria del carcere, invece sono meno della metà. E nonostante un'organizzazione al millimetro da parte del personale medico, con turni di visite pianificati a lungo termine, il braccio che ospita l'infermeria non è ancora a norma e servirebbero più infermieri. «In un carcere in cui ci sono un centinaio di tossicodipendenti e la maggior parte dei detenuti sono diabetici, malati di fegato, cardiopatici, il servizio sanitario è ancora inadeguato benché meglio organizzato che altrove – spiega Marco Perduca, senatore dei Radicali che con Federico Rano, Alessia Minieri e Andrea Enrici dell'associazione Radicali Pavia ieri ha visitato il carcere pavese sulla Vigentina – Mancano infermieri per assistere chi viene dimesso dopo un intervento. E poi c'è il grave problema del rimbalzo di responsabilità tra San Paolo e San Matteo in merito alla competenza sui detenuti, che quest'anno ha contribuito alla morte di un detenuto già grave, ricoverato troppo tardi». Infatti è il San Paolo di Milano l'ospedale penitenziario, ma spesso non c'è concordia sulla competenza in materia di urgenze, e i tempi d'attesa si allungano. I Radicali hanno parlato coi detenuti, raccogliendo testimonianze di tempi d'attesa biblici: undici mesi per un appuntamento al Serd, il servizio per le tossicodipendenze, per esempio. E poi dati che fanno pensare a una «pena sedata»: «La quasi totalità della popolazione carceraria – aggiunge Alessia Minieri – è sottoposta a trattamenti antidepressivi. Se i malati psichiatrici sono solo quattro, quasi tutti soffrono di psicosi legate a sovraffollamento e detenzione». In celle grandi come un parcheggio c'è un letto a castello e quando viene posizionata la terza branda, resta solo lo spazio per andare in bagno. Così insonnia e attacchi di panico sono diffusi quasi quanto i sonniferi. Ci sono attività volontari, lavoro, ma non per tutti: «In cento lavorano a rotazione e in 4 sono iscritti all'università – aggiunge Perduca – Attività e formazione dovrebbero coinvolgere più detenuti, ma mancano gli spazi per attività con un numero elevato di partecipanti». I lavoratori si occupano del forno, delle pulizie, della cucina, dell'orto e della falegnameria. C'è un giornalino, gruppi di lettura, ma si partecipa poche unità alla volta. E la scuola? «Di fatto è riservata solo ai detenuti dell'alta sicurezza che stanno in carcere oltre i 5 anni, – spiega Mineri – e la cassa per le ammende utilizzata per far lavorare i detenuti, più che finanziare attività realmente formative che li preparino a tornare nella società sono utilizzati per far loro tinteggiare e manutenere il carcere». Coi tagli, poi, Torre del Gallo rischia di perdere personale amministrativo, dal vice direttore al vice comandante degli agenti, passando per gli educatori. «Sono figure fondamentali per mantenere in equilibrio una situazione difficile», afferma Perduca. Un equilibrio aiutato dall'apertura ad associazioni e volontari dall'esterno e dall'esperienza di "sezioni aperte", con celle spalancate 12 ore al giorno in quattro sezioni. «Torre del Gallo sconta problemi strutturali decennali – spiega Perduca – Le neonate commissioni che raggruppano detenuti italiani e stranieri di una sezione periodicamente sono ricevuti dall'amministrazione: segnalano infiltrazioni, luci rotte, perdite d'acqua. E la direzione è attenta, ma non basta». I Radicali presenteranno un'interrogazione parlamentare sul futuro di Torre del Gallo. Novità anche per l'istituzione del Garante dei diritti dei detenuti, promesso da destra e sinistra da anni: ora una bozza di regolamento è sulla scrivania dell'assessore Francesco Brendolise, la Provincia dovrà dimostrare se c'è o meno la volontà politica di istituire questa figura.