Colaninno (Pd) «Imprescindibile l'agenda Monti»

PAVIA «In Italia abbiamo 144mila persone elette. È un costo che non ci possiamo più permettere». Anche Luigi Angeletti, segretario nazionale della Uil, punta il dito contro un sistema politico che sta implodendo. «Troppe persone – aggiunge – hanno il potere politico di prendere decisioni su come spendere il denaro pubblico». Il segretario conferma la fiera opposizione al Governo Monti: «Prima se ne va, meglio è». Non la pensa così Matteo Colaninno, deputato del Pd e imprenditore: «Trovo stucchevole il dibattito sul fatto che il nuovo Presidente del Consiglio debba mantenere o meno l'"agenda -Monti". Chiunque salirà a palazzo Chigi, non potrà non tenere conto degli impegni assunti con l'Europa e con i mercati internazionali». Il problema della contrapposizione tra finanza vistuale ed economia reale viene invece affrontato da Enrico Cotta Ramusino, professore della facoltà di Economia all'ateneo pavese e presidente di Fineco Bank e Fineco Leasing: «Certo, la finanza ha creato una bolla speculativa. Ma non dimentichiamo che tra il 2002 e il 2006 aveva anche posto le basi per lo sviluppo di economie come quella statunitense. Poi, certo, c'è stato un difetto di vigilanza». Anche se, anticipa il docente, la prospettiva verso la quale sta andando l'Unione Europea è quella di una divisione tra banche d'affari e banche d'investimento. Chi conosce da vicino i meccanismi del credito è senza dubbio Guido Rosa, vice presidente dell'Abi, l'Associazione delle banche italiane. Ripondendo a una critica sul fiume di denaro messo a disposizione dalla Banca centrale europea, e non arrivato a finanziare gli investimenti delle imprese, Rosa dice: «Per il 70/80 per cento, i soldi della Bce sono serviti a evitare un cataclisma per le banche. E non è vero che siamo distanti dal mondo produttivo. L'80 per cento dell'asset degli istituti italiani è destinato al credito delle imprese e delle famiglie».