Renzi-Bersani, oggi il primo round
di Gabriele Rizzardi wROMA «Prima di tutto c'è l'Italia, che sta attraversando una fase delicata, poi il Pd e infine le ambizioni personali». Alla vigilia dell'assemblea nazionale del Pd, che oggi si riunisce per approvare la norma transitoria che consentirà a Renzi di candidarsi alle primarie, Pier Luigi Bersani lascia credere che le trattative per raggiungere un compromesso con il sindaco di Firenze siano fallite, almeno per adesso, e richiama tutto il partito all'unità e al senso di responsabuilità. Quel che è certo è che oggi il convitato di pietra sarà proprio Renzi, che all'Hotel Ergife non si farà vedere. Ma il clima nel partito resta infuocato ed è molto probabile che la tensione di queste settimane si scarichi proprio sul voto per Renzi. Ieri mattina si erano diffuse le voci di un possibile accordo ma in serata, prima il responsabile dell'organizzazione, Nico Stumpo, poi la presidente del partito, Rosy Bindi, hanno escluso intese. «Non è cambiato proprio niente, le regole sono sempre quelle» ha spiegato la Bindi, che ha anche smentito che sia alle viste una modifica delle regole per le primerie nel senso richiesto dal sindaco di Firenze. Ed è in questo scenario che oggi all'hotel Ergife si riunirà l'assemblea che dovrebbe approvare la deroga allo statuto che consente al solo segretario del Pd la candidatura alle primarie di coalizione. E contro la candidatura di Renzi ma anche contro quella di Vendola, i popolari del Pd guidati da Beppe Fioroni chiedono a Bersani precise garanzie sul fatto che chiunque vinca le primarie si dovrà attenere al programma di coalizione e dovrà rispettare le regole che saranno decise la prossima settimana. Nell'attesa, dai possibili candidati continuano ad arrivare dichiarazioni di guerra. Secondo un sondaggio della Swg, se alle primarie andassero a votare almeno 4 milioni di persone, Renzi raccoglierebbe il 29 per cento dei consensi contro il 26 per cento del segretario Pd, mentre Bersani sarebbe in testa se alle primarie partecipassero 2,6 o 3,3 milioni di persone, rispettivamente con il 37 e il 33 per cento contro il 29 di Renzi. E il sindaco di Firenze, anche ieri, è tornato a fare pressing per avere campo libero: «E' strano che si cambino le regole in corsa. Non capisco perché oggi si debba cambiare...» dice il rottamatore, che interviene anche con un tweet: «Ridiamoci su, via , che è meglio». Ma a dare un dispiacere ai moderati del Pd è anche Nichi Vendola, che ieri ha ha confermato di voler correre per per capovolgere l'agenda Monti: «Ho deciso di candidarmi per dare una brutta notizia a tutti quelli che vedono nell'azione dei tecnici l'unica possibilità di governo per il nostro paese. La mia candidatura sarà al servizio delle donne e degli uomini che vogliono mettere fine alla spirale dekl precariato». ©RIPRODUZIONE RISERVATA