Operai Vinyls, la protesta sfiora il cielo di Venezia

ROMA Ha sfiorato il cielo di Venezia dalla punta del campanile di San Marco la protesta (raccontata ieri in diretta sul sito on line della "Nuova Venezia") che quattro operai della Vinyls di Marghera hanno inscenato ieri per ricordare il destino annunciato della loro azienda, commissariata da tre anni. Per la seconda volta in 15 anni «il paron di casa», come affettuosamente i veneziani chiamano il campanile, è stato utilizzato come megafono per una iniziativa eclatante. Nel maggio 1997 ad occuparlo fu una pattuglia di venetisti che vi issarono la bandiera del leone di San Marco.Ieri a campeggiare dalla cima dell'edificio è stato un lenzuolo bianco sul quale i manifestanti hanno scritto tutta la loro rabbia: «Vinyls la vergogna». Rabbia per un futuro che appare giorno dopo giorno sempre più incerto, dopo il naufragare delle ipotesi di acquisto (l'ultima dell'oleificio Medio Piave di Fontanelle di Treviso) e per la mancata corresponsione degli stipendi. «È una vergogna che va avanti da tre anni - racconta Nicoletta Zago, la pasionaria e unica donna del gruppo - Sono 5 mesi che non percepiamo né cassa integrazione né stipendio ma andiamo lo stesso a lavorare. Siamo in cassa integrazione dal 2009 e nessuno ci dice come stanno le cose». Una luce di speranza è nel frattempo arrivato dalla conferma che il ministero dello sviluppo economico affronterà la questione Vinyls il 16 ottobre in un incontro con azienda e sindacati. Per tamponare nel frattempo la difficile situazione economica delle famiglie dei lavoratori ha promesso un interessamento personale anche il sindaco Giorgio Orsoni, che è voluto salire in cima al campanile per parlare con i manifestanti. Domani incontrerà i vertici della Cassa di Risparmio di Venezia per tentare di sbloccare almeno gli stipendi. Altra vertenza, altro spiraglio di speranza. Sono tre le manifestazioni d'interesse per l'Alcoa di Portovesme: a Klesch e Kitegen si aggiunge una nuova proposta che arriva da un' «importante» compagnia australiana. A fare il punto sulla situazione dopo l'uscita di scena di Glencore, è stato il sottosegretario allo Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, che fa sapere come la multinazionale americana dell'alluminio e la svizzera Klesch abbiano già avviato la trattativa per il passaggio dello stabilimento. Insomma qualcosa sembra muoversi e il governo continua a fare pressing affinché anche le altre due aziende interessate inizino dei negoziati con Alcoa. Di una di loro si è già parlato, si tratta dell'italiana Kitegen, la società torinese specializzata nello sviluppo di impianti eolici ad alta quota. La pista australiana, invece, rappresenta una novità, e dovrebbe avere anche basi solide.