«Basterebbe più umanità per risolvere il problema»
VIGEVANO «Li chiamano "insoluti". Sono bambini, 150. I figli di quelle famiglie, in maggioranza straniere ma non solo, che non hanno pagato le rette della mensa scolastica. Niente soldi-niente pane. L'equazione è semplice, peccato che si consumi sulla pelle di bambini della scuola primaria, da 6 a 11 anni. La notizia è di quelle che lasciano il segno, che meritano attenzione e devono generare allarme nella pubblica opinione». A prendere posizioni sulla vicenda, anche il Tavolo migranti di Vigevano. «Se la Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia tutela la salute psico-fisica del minore e stabilisce il principio del superiore interesse, per cui il bene del bambino deve avere la priorità in qualunque iniziativa pubblica o privata, legge o situazione problematica (art. 3) – affermano gli esponenti del Tavolo migranti in un comunicato – basterebbe un elementare senso di umanità e di cristiana solidarietà per non arrivare a certi eccessi. I nostri amministratori, paladini della religione e della presenza del crocifisso nelle aule scolastiche, non conoscono i valori più profondamente cristiani». Anche Civiltà vigevanese interviene, con il coordinatore Elisabetta Parea, sostenendo che l'abolizione della gratuità della mensa scolastica e degli altri servizi non rappresenti una soluzione ai problemi economici del Comune. «E' chiaro infatti che togliendo la fascia di esenzione per chi ha un reddito basso – scrive Parea – si colpisce duramente solo chi è già vittima della crisi economica. Oggi, grazie a questa malaugurata decisione, chi non può pagare non ha più diritto alla mensa». E le scuole, aggiunge «sono lasciate sole a gestire queste situazioni». (d.a.)