Scambi di artiglieria tra Siria e Turchia
ANKARA Venti di guerra tra Siria e Turchia. Dopo che alcuni colpi di mortaio sparati da soldati siriani in territorio turco hanno causato la morte di 5 persone e il ferimento di altre, Ankara ha risposto cannoneggiando postazioni militari siriane e ha chiesto una riunione urgente della Nato, organizzazione di cui fa parte e che è obbligata a riunirsi nel caso in cui un paese membro sotto attacco lo richieda. È di nuovo alta tensione dunque fra Turchia e Siria dopo che un proiettile di mortaio sparato dal territorio siriano questo pomeriggio è caduto sulla cittadina turca di Akcakale, facendo cinque morti - una donna e i suoi 4 figli - e nove feriti. Il premier islamico nazionalista turco Recep Tayyip Erdogan dopo aver valutato la risposta da dare all'incidente, il più grave fra i due paesi da quando a fine giugno un caccia turco è stato abbattuto al largo delle coste siriane, portando i due paesi molto vicini a uno scontro armato, ha dato l'ordine della rappresaglia su postazioni militari al confine. Il vicepremier turco Besir Atalay ieri ha parlato di un «incidente molto grave, che ha passato il segno». Erdogan, deciso sostenitore dei ribelli sunniti anti-Assad in Siria, si è rinchiuso con i collaboratori per valutare la situazione. In serata è stato raggiunto dal ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu e dal capo di stato maggiore Necdet Ozel. Davutoglu ha parlato con il segretario Onu Ban Ki-Moon, che gli ha raccomandato di cercare di fare calare la tensione, con il mediatore sulla Siria Lakhdar Brahimi e con il segretario Nato Anders Fogh Rasmussen. Dopo l'incidente del caccia in giugno Ankara aveva chiesto una riunione urgente della Nato, senza però invocare l'articolo 5 del patto atlantico, quello del 'tutti per uno'. Il margine di manovra del premier turco, nonostante la riposta immediata, è limitato. Una reazione militare, secondo diversi analisti, potrebbe condurre ad una internazionalizzazione della crisi siriana, con conseguenze potenzialmente esplosive per tutto il Medio Oriente. Damasco inoltre possiede un temibile arsenale chimico. Non è chiaro inoltre al momento chi sia responsabile della strage di ieri. In teoria solo i militari siriani dispongono di artiglieria ma molte armi destinate ai ribelli sono entrate in Siria nelle ultime settimane e una provocazione volta a innescare una risposta militare turca a vantaggio dei ribelli potrebbe non essere esclusa. Già la settimana scorsa un proiettile di mortaio sparato dal territorio siriano - dove da 15 giorni ci sono scontri sporadici fra ribelli sunniti e soldati - aveva colpito Akcakale danneggiando due case e ferendo leggermente tre persone. La Turchia aveva protestato con Damasco e minacciato ritorsioni in caso di nuovo incidente. Ma finora le dichiarazioni muscolari di Ankara non erano mai state seguite da azioni belliche. Erdogan sa anche che stando ai sondaggi una maggioranza della popolazione non vuole un conflitto con la Siria, disapprova la sua politica aggressiva con Damasco e di appoggio ai ribelli sunniti, e non è contenta di dovere ospitare decine di migliaia di profughi.