Sala: «Spezziamo le gambe a chi non vuole pagare»

Le cifre che fanno riferimento agli "insoluti" non si riferiscono a soggetti non sottoposti a tutele e pretutele (già garantiti per legge) oltre alle situazioni sociali certificate dai servizi sociali. Lo ha precisato ieri il sindaco Andrea Sala, spiegando che tra i bambini esclusi dalla mensa non ci sono situazioni accertate di difficoltà economica che richiedano l'assistenza del Comune. «Ci sono famiglie in città che hanno alle spalle anni di insoluto rispetto al pagamento delle rette per le mense – sottolinea l'assessore Brunella Avalle – e a cui le amministrazioni precedenti non hanno chiesto il dovuto, perché per farsi pagare serve un approccio duro e, come si è visto in questi giorni. E' evidente che se non si fosse accumulato tutto questo pregresso, oggi non toccherebbe a noi cercare di recuperarlo». In più casi sono già partite le cartelle esattoriali. di Denis Artioli wVIGEVANO «Spezzeremo le gambe ai professionisti dell'insoluto, a livello economico, cominciamo con i pignoramenti. Abbiamo i piranha in giro, li stiamo già stanando. E l'andamento dei pagamenti delle mense è migliorato da quando abbiamo cominciato a usare il pugno di ferro». Il sindaco leghista Andrea Sala ha usato immagini decisamente colorite, ieri, durante la conferenza stampa per la presentazione dei dati sulle mense, dopo la marea di critiche che gli sono piovute addosso in questi giorni per l'esclusione di 150 bambini dal pasto scolastico, a causa degli arretrati delle rette non pagate dalle famiglie (il numero degli esclusi, aggiornato a ieri, è sceso a 129). Nelle scuole, questa situazione è vissuta con disagio, le maestre devono dire a chi porta il panino che non può andare a mensa con i compagni, ma deve stare in un'aula a parte. Su questo aspetto, il sindaco Sala non è però irremovibile: «Se le maestre vogliono portare in sala mensa i bambini che hanno il panino, non vedo perché non possano farlo, non mi sembra un problema». «In conferenza stampa porto i dati veri – ha aggiunto il sindaco, affiancato dall'assessore al Bilancio, Brunella Avalle –. Vogliamo dire basta ai furbi. Negli ultimi cinque giorni abbiamo recuperato già 50mila euro del debito totale accumulato in 7 anni, pari a 350mila euro». I dati presentati ieri evidenziano un aspetto importante, ha sottolineato il sindaco: «Sono, ad esempio, 87 le famiglie della fascia Isee più alta risultate morose. Nessuna discriminazione, ma tutela verso chi paga regolarmente il servizio». Insomma, anche i ricchi non pagano, soprattutto loro. Perché su 178 casi di "insoluti" da inizio anno scolastico, 84 rientrano nella prima fascia Isee (la più bassa), mentre 87 rientrano nella fascia massima che ha un reddito Isee sopra i 22mila euro. «Solamente sette – ha aggiunto Sala – si attestano nelle fasce intermedie e ciò significa che il ceto medio o medio-basso è quello che paga regolarmente le rette per la mensa dei figli. La lotta che portiamo avanti non è verso le persone con reddito basso». Il sindaco si è fatto fornire il dato disaggregato, italiani e stranieri: «Su 178 famiglie che non hanno pagato – afferma il sindaco – 72 sono italiani e 106 stranieri. Gli stranieri, comunque, sono sempre un problema: quando c'era la fascia gratuita, erano quasi tutti stranieri e dare a loro significa togliere ai nostri». A inizio mandato Sala aveva dichiarato apertamente che Vigevano non deve più apparire come una città accogliente verso gli immigrati: «E' vero, lo confermo ancora e anche togliendo la fascia di esenzione abbiamo corretto il tiro». Ma perché umiliare i figli delle famiglie che non pagano, e non adottare un sistema che colpisca i genitori che fanno i furbi? Accade, ad esempio, in altre città, dove stanno recuperando arretrati garantendo, però, l'accesso a mensa a tutti gli alunni. «Abbiamo provato in altri modi – spiega l'assessore Avalle – abbiamo avvertito le famiglie, ma non pagavano. Chi è in arretrato riceve tre raccomandate ed è avvisato che la mensa sarà sospesa. La ditta fornitrice avverte le famiglie con un sms e una mail quando 5-6 pasti risultano non pagati. Da quando è stato sospeso l'accesso a mensa ai bambini, i genitori corrono a pagare le rette. Il 7 settembre c'erano insoluti per 151mila euro, da quando abbiamo adottato questa linea gli insoluti sono scesi a 101mila euro (28 settembre) e al 2 ottobre siamo scesi a 98mila euro. Se i bambini vengono esclusi dalla mensa, quindi, la colpa non è del Comune, ma dei genitori che non pagano le rette». ©RIPRODUZIONE RISERVATA