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di Gabriele Rizzardi wROMA «Quando lasceremo ad altri, nei prossimi mesi, il governo del paese, spero di lasciarlo un po' meno rassegnato e un po' più rasserenato». Fedele alla strategia dello stop and go e nell'attesa di vedere cosa succederà sul fronte della legge elettorale, Mario Monti prende atto della freddezza con la quale Bersani e Alfano hanno accolto la proposta di un "bis" caldeggiata da Casini, Fini, Montezemolo e dirotta l'attenzione dal suo futuro in politica alla lotta all'evasione fiscale: «Spero che il fronte dell'intolleranza separi in futuro non più chi è di destra o di sinistra ma chi paga le tasse e chi no le paga». Si farà il Monti bis? L'ipotesi, che in questi giorni si sta facendo sempre più concreta, non entusiasma Giorgio Squinzi per il quale serve la legittimità delle elezioni. Il presidente della Confindustria dice infatti di non volere entrare nel merito di una questione che riguarda la politica ma poi va al cuore del problema e pianta robusti paletti: «Monti è una persona di alto livello. Se si presenta e ottiene una legittimazione elettorale, per me va benissimo». Il leader degli imprenditori, insomma, non si preoccupa di dare un dispiacere a Casini e chiede al Professore di schierarsi prima del voto. Chi invece è disposto ad accettare un secondo tempo a palazzo Chigi per il Professore, indipendentemente dalle candidature, è il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, che invita tutti a fare uno sforzo comune per superare la crisi: «E' sotto gli occhi di tutti l'urgenza e in un certo senso l'eccezionalità del momento storico che viviamo dal punto di vista economico, finanziario e lavorativo. Quando le situazioni sono così gravi tutti devono fare la propria parte in sinergia con gli altri. Questa è almeno in certi momenti la stategia migliore» precisa il cardinale, che «non sa dire con precisione» se oggi serve un grande partito dei cattolici. Il Monti dopo Monti, che divide il sindacato e pone su fronti opposti la Cisl di Bonanni e la Cgil della Camusso, è comunque destinato a dominare il dibattito politico ancora per molto tempo. E le polemiche si moltiplicano. Sul banco degli imputati salgono Fini e Casini. I leader della sinistra radicale ma anche di Sel e larghi settori del Pd accusano Udc e Fli di non aver saputo nei mesi scorsi costruire un nuovo centro politico credibile e spiegano che ora i centristi vogliono solo agganciarsi al treno del vincitore. Ma le critiche arrivano anche dal centrodestra. Osvaldo Napoli (Pdl) ricorda a Casini, che non ha mai voluto partecipare ai "referendum su Berlusconi", che una campagna elettorale trasformata in un referendum su Monti «è un danno gravissimo che si provoca al raggiungimento dell'obiettivo». Il vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi, spiega che tirare per la giacca Monti «è il miglior modo per non farlo candidare» mentre Giorgio Tonini (senatorte liberal del Pd) invita il suo partito ad avere «coraggio» e a sostenere un Monti bis e Beppe Pisanu (senatore Pdl sempre più vicino all'Udc) si dice d'accordo a fare una lista civica nazionale per il Monti bis. E i ministri? Andrea Riccardi chiede un stop al toto-nomine ma poi aggiunge che il Professore «in un modo o nell'altro, resterà una risorsa». Corrado Passera, che per il Pdl è la persona alla quale Monti vorrebbe passare il testimone, per ora tace. Chi ha invece voglia di parlare è Casini, che nega di voler giocare la carta Professore per coprire il fallimento del Terzo Polo: «Non abbiamo bisogno di trincerarci dietro Monti. Il suo lavoro deve continuare. Noi presenteremo agli italiani un programma con opzioni chiare». ©RIPRODUZIONE RISERVATA