Senza Titolo
GROPELLO E' cominciata ieri la nuova "era" della cucina della Fondazione Sassi, che ha rinunciato a gestire in proprio il servizio e l'ha appaltato alla ditta milanese Refectio. La scelta del consiglio di amministrazione della casa di riposo, motivata con la necessità di fare fronte ai tagli di finanziamenti, ha però messo in allarme il sindacato che teme per il posto di lavoro di tre dipendenti che erano addette alla cucina. E anche alcuni parenti degli ospiti chiedono di indirizzare la politica di austerità su altri settori e non sui servizi. «Abbiamo chiesto un incontro lo scorso venerdì - spiega Antonio Cassinari, segretario della Cisl Fp Pavia - per trovare una soluzione e salvare dal licenziamento queste tre dipendenti. Vogliamo confrontarci con la presidenza della Fondazione Sassi, con la cooperativa Silvabella di Mortara , a cui le tre addette facevano riferimento,e con la Refectio». Alla base della scelta di appaltare il servizio di cucina la necessità di far quadrare i bilanci della casa di riposo, che risentirebbe degli aumenti di costi dovuti all'inflazione e al carovita, oltre che della consistente riduzione di contributi pubblici. «Però le tariffe non sono rimaste bloccate in questi anni. Gli aumenti sulle rette ci sono stati negli ultimi quattro anni, in cui mio zio viene ospitato al Sassi - dichiara la nipote di un ospite, che preferisce mantenere l'anonimato - un euro e cinquanta al giorno per 365 giorni all'anno può sembrare poco ma non lo è. Oltre al fatto che se l'istituto ha deciso di fare dei tagli potrebbe cominciare con il tavolino con le bibite che è posizionato nel salone principale, che spesso viene utilizzato anche da chi non è ospite della struttura». Sulla stessa lunghezza d'onda il parente di un'altra ospite: «Fino ad agosto mia mamma ha vissuto alla casa di riposo e gli aumenti sono stati di un euro al giorno nel 2010 e nel 2011 e di 1 euro e cinquanta al giorno nel 2012 - afferma Lorenzo Bergo -. Vorrei ricordare che si tratta di una Fondazione basata su un lascito che da moltissimi anni riesce a gestire i propri conti senza necessariamente chiudere il bilancio in attivo». «Non capisco quali siano i parametri di valutazione di chi dirige la Fondazione - prosegue Bergo - si dice di volere diminuire i costi e le spese, ma si stanno valutando ampliamenti della struttura. Mi sembra un controsenso oltre al fatto che, da quanto ho sentito, il carico di lavoro dei dipendenti della casa di riposo è già gravoso, specie in alcuni reparti e in alcune ore della giornata. Appaltando i servizi alle cooperative si rischia di influire anche sul lavoro dei dipendenti che si fanno in quattro da anni per garantire la qualità del servizio». Maria Pia Beltran