Fini e Casini lanciano la "lista Monti"
ROMA Il dado sembra tratto. La prima mossa la fanno Fini e Casini. A 6 mesi dalle prossime elezioni politiche, in un contesto in cui la confusione regna ancora sovrana, ad Arezzo nasce la "Lista per l'Italia". In sostanza un listone civico che comprenda Udc e Fli, ma capace di far posto anche a Luca Cordero Montezemolo e la sua "Italia futura" o a personaggi come Emma Marcegaglia. La parola d'ordine è una sola: Mario Monti al governo anche nella prossima legislatura. Lo spazio politico, quello al centro fra Pdl e Pd. A lanciare la nuova formazione elettorale è Gianfranco Fini dall'assemblea dei "Mille per l'Italia" convocata ieri ad Arezzo. Un incontro volutamente organizzato senza dirigenti o parlamentari per far spazio ai rappresentanti della "società civile", unica eccezione Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia della Camera, che diventa portavoce di Fli ed entra nel comitato organizzativo della nuova lista civica insieme a Salvatore Carruba (ex direttore del Sole 24 ore) e Pier Luigi Piccini (ex sindaco di Siena e presidente del Monte Paschi). «Serve una grande lista civica nazionale, una grande lista per l'Italia che chiami a raccolta le energie sane del paese senza personalismi», dice Fini dal palco. «Tocca a voi fare sentire la vostra voce ed evitare così che il governo Monti sia una parentesi», dice ai presenti. «Ha ragione Mario Monti quando dice che la luce comincia a vedersi», continua il presidente della Camera. «Ma dipende anche dalle scelte degli italiani, è importante che Monti dica "se il popolo sovrano riterrà, sono disponibile a continuare". Non è una scelta dei partiti ma di tutti italiani, che oggi spero dicano che non aveva sbagliato chi voleva chiudere una fase e aprirne un'altra. Io e Casini eravamo tra quelli». Poco dopo è il segretario dell'Udc a dettare i connotati della nuova formazione elettorale. «Non può essere una plastica facciale dei partiti di oggi», ma «un contenitore degli italiani seri», che non guardano al «grillismo» e che «sta fra Pdl e Pd». Se è così, assicura Casini, «io ci sto, se questo è il progetto io aderisco». La partita, con tutta evidenza, è quella per l'egemonia della vasta area del voto moderato. Una partita incendiata dallo sbandamento del Pdl, e tutt'altro che conclusa. Lo fa capire qualche ora più tardi Corrado Passera, indicato da molti come pronto a impegnarsi in politica. «Non trovo giusto utilizzare Monti come sigla elettorale», fa sapere il ministro a "Che tempo che fa". Certo è che lo spazio al centro si va rapidamente ingolfando. Pier Luigi Bersani ribadisce invece il suo "no" chiaro all'idea di un nuovo governo Monti. «Basta scorciatoie», dice chiaro e tondo il segretario del Pd, «la politica deve tornare ad essere credibile». Ma certo la mossa di Casini e Fini qualche problema lo crea al Pd. Il segretario Udc sfida infatti ad «uscire allo scoperto» chi non vuole un nuovo governo Monti. Non esclude affatto un accordo con il Pd dopo il voto, ripete anzi che «progressisti e moderati dovrebbero governare questo Paese», ma ribadisce la chiusura a Vendola: «Non possiamo stare in coalizione con persone e partiti che hanno fatto della lotta al governo Monti la loro ragione sociale». Gelido, ovviamente, anche Alfano. «Come dovrebbe essere il Monti bis - dice il segretario del Pdl - è inspiegabile se non scende in campo».(a.p.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA