All'Ilva tolti i blocchi «Occupazione a rischio»

ROMA Se non ci fossero stati gli operai arrampicati su una torre di smistamento dell'altoforno 5 e su una passerella del camino E312, forse dei blocchi stradali e dello sciopero dei lavoratori dell'Ilva oggi non se ne sarebbe accorto nessuno. Sono loro, sospesi a 60-70 metri d'altezza, i veri protagonisti della protesta sull'incerto futuro del siderurgico più grande d'Europa che dà lavoro a 12mila dipendenti e ad altrettanti lavoratori dell'indotto. In serata i blocchi stradali sono stati rimossi con 11 ore d'anticipo rispetto alle previsioni dopo che il prefetto di Taranto ha rassicurato i sindacati sui tempi di rilascio dell'Aia. Ma i lavoratori che occupano il camino E312 e la torre dell'altoforno 5 continueranno a restare sospesi in aria «fino a quando - dicono - non sarà rilasciata l'Aia». Quindi, fino al 16 ottobre. L'unica concessione è stata di interrompere lo sciopero della fame e della sete. Il presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante, oggi è stato chiaro: «Se dovessimo andare al fermo o alla chiusura di alcuni altiforni, così come detto anche nelle decisioni dei custodi, questo creerebbe problemi sia sull'attività produttiva che sui livelli occupazionali». E ha ribadito che il siderurgico ha deciso di «stanziare inizialmente per i primissimi interventi 400 milioni di euro». Poi per l'Aia che dovrà rilasciare il ministero dell'Ambiente - ha aggiunto Ferrante - c'è un programma per il quale «ci saranno altre risorse, più cospicue dei 400 milioni, che dovranno essere immesse» tenendo conto che l'Ilva è disponibile ad «anticipare subito delle disposizioni europee che entreranno in vigore in Italia nel 2016». Dichiarazioni, soprattutto quelle sul programma degli investimenti, che inquietano gli operai che in mattinata le leggono sui telefonini mentre, sotto il sole cocente, continuano a bloccare (dalle 9 di ieri) le statali 7 Appia e 106 ionica a seguito dello sciopero proclamato da Fim e Uilm e dal quale si è dissociata la Fiom ritenendolo «senza senso». Con gli operai è stato per oltre un'ora il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, che ha convinto a scendere dal gasometro e dall'impianto Pci (dove viene macinato il carbone fossile) i dipendenti che vi erano saliti ieri per protesta. «Bisogna parlare con grande chiarezza. Non è vero - dice il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola - che siamo ad un millimetro dalla chiusura della Aia» perchè «in quella sede bisogna definire senza ambiguità la cogenza di un parametro che è quello della valutazione del danno sanitario». Richiesta avanzata anche dal leader della Fiom, Maurizio Landini, che da Taranto aggiunge: «Tutti si lamentano di cosa fa la Procura, ma il problema vero è quello che non fa la politica».