«Niente sconti, la mensa la pagano tutti»
VIGEVANO Via Battisti ore 9: le mamme extracomunitarie si riuniscono perché vogliono incontrare il sindaco di Vigevano. Non è una visita di cortesia, sono lì per chiedere di non pagare la mensa. «Non ce la facciamo - è il succo della questione espressa dalle donne, quasi tutte con bimbi al seguito. -Siamo famiglie monoreddito, dove lavora soltanto il marito e magari guadagna 800 euro al mese». I tre euro della fascia più bassa per loro sono ancora troppi da pagare. Tutto inizia nel 2010, quando l'amministrazione appena insediata toglie la fascia di esenzione per gli utenti nei servizi parascolastici. Poveri o ricchi, la mensa la devono pagare tutti. Certo con i distinguo del caso e un pasto può costare dai 3 ai 5 euro circa. L'idea di Andrea Sala è quella di normare il più possibile il servizio, introducendo ad esempio il controllo elettronico dei pagamenti. In automatico chi non paga non ha più diritto alla mensa. Con l'inizio dell'anno scolastico si scopre che sono 150 le famiglie morose e altrettanti bambini non hanno più diritto alla mensa. A mezzogiorno o si portano il panino, o tornano a casa. La polemica scoppia in un batter d'occhio e compare un cartello in municipio con il quale si dà appuntamento alle famiglie più bisognose per venerdì mattina nell'ufficio del sindaco. Il passa parola ha radunato ieri 12 donne e un uomo, tutti stranieri davanti al Comune per chiedere di ripristinare l'esenzione totale. Una delegazione improvvisata alla quale hanno partecipato anche il segretario di Rifondazione Comunista Alessio Galli, che ha parlato di "norma in pieno stile leghista" e l'ex consigliere Roberto Guarchi, che ha poi raggiunto il piano superiore, dove il sindaco non c'era ancora. La norma anti-morosi, in effetti, ha colpito nella maggior parte dei casi bambini e genitori stranieri. La partita politica si è proprio giocata su questo tema. Poco dopo le 10 il sindaco Andrea Sala e il vicesindaco Andrea Ceffa hanno ricevuto, rimandando la giunta, una delegazione di quattro donne. A loro il compito di raccontare le proprie storie di povertà e di ordinaria difficoltà economica al primo cittadino. «Ho quattro figli - racconta una signora - mio marito lavora da solo e guadagna nemmeno mille euro al mese. Io devo lavorare e non ho nessuno che possa badare ai miei figli. A questi prezzi non possiamo certo permetterci la mensa e l'asilo». Qualcuna ha obiettato che in altri posti si paga meno. A Milano in alcune scuole si paga un euro a pasto per la mensa, decisamente meno che a Vigevano. Sulla questione sindaco e giunta sono però decisissimi. «Stiamo vivendo una realtà - ha detto Andrea Sala - nella quale i vigevanesi vivono una crisi economica stringente. Il Comune non è certo intenzionato a far credito a nessuno. Peraltro, queste richieste ci arrivano soltanto da extracomunitari. Abbiamo già dato un giro di vite, basti pensare che nel 2010 si servivano dai 700 agli 800 pasti gratuiti. Oggi il problema del pasto della mensa l'hanno i vigevanesi, che nella maggior parte dei casi sono disoccupati oppure hanno contratti di lavoro non garantiti». Sulla questione delle opinioni divise all'interno della componente di maggioranza Sala sostanzialmente risponde: «Rispettiamo tutte le opinioni, ma si va avanti così». Il sindaco di Vigevano ribatte alle critiche anche dell'opposizione: «Barbara Verza e gli altri consiglieri del Pd, possono pagare il pasto loro a quanti non riescono, sarebbe un gesto di solidarietà». Una battuta sufficiente a infiammare la Verza: «Avessi uno stipendio da sindaco di pasti ne pagherei due». Andrea Ballone