Broni, il sindaco rimanda al mittente la mozione di sfiducia

di Linda Lucini wBRONI La mozione di sfiducia era pronta e l'opposizione intendeva presentarla al voto nella seduta del Consiglio comunale fissata per venerdì 28 settembre. Sorpresa quindi quando, guardando l'ordine del giorno del Consiglio, non l'hanno vista tra i punti in discussione. «Ci è stato detto che una mozione di sfiducia richiede due quinti dei consiglieri – spiega Ezio Maggi della minoranza – e per questo non verrà discussa. Non capiamo perchè: anche in Regione è stata presentato una sfiducia solo dalla minoranza. Probabilmente il sindaco teme che possa succedere qualcosa, Così dà adito a pensieri sulla mancata solidità della sua giunta. E lo capisco: se avesse fatto scelte più accurate non si troverebbe così. Ha buttato via 3,7 milioni per il teatro Carbonetti, altri 5 li sta spendendo per l'Enoteca con il risultato che si è dovuto aumentare all'8 per mille l'addizionale Irpef, senza contare che ha dovuto privatizzare il nido e ora intenderebbe esternalizzare il cimitero e la biblioteca. Non ha più soldi e taglia il sociale». «La richiesta di dimissioni è stata respinta perchè non presentava i requisiti richiesti dalla legge – spiegano dagli Uffici comunali - Infatti la mozione di sfiducia deve essere motivata e sottoscritta da almeno due quinti dei consiglieri assegnati arrotondati aritmeticamente senza computare il sindaco. Essendoci a Broni 12 consiglieri, la legge prevede che la mozione debba essere firmata da almeno 5». «Si tratta di una norma che garantisce la governabilità degli enti pubblici contro inutili e dannosi ostruzionismi – sottolinea il sindaco Luigi Paroni – Questo ennesimo buco dell'acqua della minoranza sta a dimostrare, se ancora ce ne fosse bisogno, l'assoluta inadeguatezza dei consiglieri di Broni per il Futuro e la loro totale perdita di credibilità agli occhi della gente. Da parte nostra non ci sono problemi ad imbastire un confronto costruttivo sulle questioni concrete che interessano i cittadini, senza però perdere tempo prezioso a discutere di argomenti strumentali e pretestuosi di una minoranza allo sbando che non ha argomenti credibili e cerca disperatamente un qualsiasi appiglio per giustificare la propria presenza, a differenza della maggioranza che è coesa e fa gioco di squadra. La gente pretende dagli amministratori risposte, non chiacchiere inutili, e in ogni caso le regole vanno rispettate». «Stiamo rivalutando la situazione per riuscire comunque a ripresentare il tutto come mozione e non più come mozione di sfiducia», conclude Maggi.