Itala, il fortino delle bocce «Il gioco non si pensiona»

di Pier Angelo Vincenzi wPAVIA Non si sentono dei sopravvissuti, ma gli alfieri di uno sport che celebra tecnica e nervi saldi. Forse i giovani arriveranno, intanto però ci sono gli anziani a salvare le sorti delle bocce a Pavia. Uno dei loro ritrovi è il Club Itala, in via Cantoni 11. Dove hanno sede ben tre società pavesi: Itala, Casanova e Gorla. Oggi nel territorio del comitato di Pavia le società sono sei in tutto: oltre alle tre in via Cantoni, i boccisti locali si dividono tra Artigiani, San Martino e Belgioioso (il cui bocciodromo è in ristrutturazione). «Per capire come sono cambiate le cose – spiega Giampiero Raschioni, che il mese prossimo prenderà il posto del presidente uscente del comitato provinciale di Pavia, Enzo Viola – basta pensare che negli anni Settanta le società erano una trentina, oggi sono sei. Il problema, come è noto, è la mancanza di giocatori giovani: i boccisti sono in grande maggioranza anziani, solo tra qualche anno vedremo il frutto del lavoro svolto in alcune scuole pavesi. Perché in realtà chi comincia a giocare a bocce difficilmente smette. Di sicuro questo è uno sport per tutte le età, per tutte le condizioni di forma fisica». In via Cantoni si danno appuntamento, soprattutto di pomeriggio dalle 14 alle 17, i 30 soci del Club Itala, i venti del Casanova e i 13 del Gorla. Sono lo zoccolo duro dei boccisti made in Pavia. «In questo bocciodromo – dice ancora Raschioni – si svolge l'80 per cento dell'attività agonistica del capoluogo tra gare in coppia, individuali e terne. Certo, ci piacerebbe arruolare qualche nuova leva, ma c'è un problema anche di strutture: là dove i bocciodromi sorgono in centri sportivi, la possibilità di avvicinare i giovani a questo sport è maggiore. L'unico modo per stabilire un contatto con loro, e quindi allargare la base dei praticanti, è andare nelle scuole. Non ci sono alternative». Ma è tutto il mondo delle bocce, in realtà, a essere cambiato in questi anni: «Un tempo – ricorda Raschioni – a fine partita ci si fermava a mangiare in compagnia. Oggi, soprattutto i giocatori di serie A, quando smettono di giocare prendono la loro roba e scappano. A volte nemmeno ti salutano, se hanno perso». Ma gli agonisti del Club Itala hanno conservato il gusto dello stare insieme, d'altronde molti giocatori si conoscono da quando erano ragazzini. E con le bocce hanno un rapporto decennale. Come, per esempio, Giuseppe Desa di Zinasco, 33 anni di serie A (sono cinque le categorie della raffa: A1, A, B, C e D): «In questo sport conta soprattutto la testa, la capacità di non perdere la concentrazione nei momenti delicati. E poi, naturalmente, ci vuole tecnica, sensibilità nelle mani. E' un dono di natura, ovvio, ma bisogna saperlo affinare con l'allenamento». Il pavese Bruno Suardi è un mito: vincitore di due titoli mondiali, 1983 e 1984, ancora oggi, quando scende in corsia, mostra una classe assolutamente fuori del comune: «Tutti possono giocare a bocce, pochi hanno le qualità per imporsi ad alti livelli. E comunque la predisposizione non basta, se non ti alleni tutti i giorni, o quasi, non vai lontano». Chiude Giuliano Pasi, tredici anni di serie A: «Gioco ancora, compatibilmente con gli impegni di nonno».