La Spagna fa paura, borse a picco
ROMA La Spagna fa tremare i mercati.Il premier Mariano Rajoy fa un altro passo verso il salvataggio, e si dice pronto a chiedere aiuto, ma il nodo delle condizioni pesa sul negoziato, facendo scattare, assieme alla prospettiva di una secessione catalana, la fuga degli investitori dai titoli italiani e iberici. Le borse europee vanno a terra: Madrid e Milano le peggiori, l'Europa brucia 133,6 miliardi di valore. E gli spread tornano in volata nonostante il calo dei rendimenti dei Bot italiani in asta. Assediato dalla minaccia di secessione della Catalogna, che tira dritto sul referendum, e dalle proteste anti-austerity, Rajoy ieri ha cercato di fare un pò di chiarezza in un'intervista da New York al Wall Street Journal. «Posso assicurare al 100% che chiederei il salvataggio», ha spiegato il premier, se i tassi di interesse sul debito spagnolo restassero «troppo alti per troppo tempo». Ma «al momento non posso dire» se la Spagna chiederà o meno un salvataggio alle autorità internazionali: il governo deve prima determinare se le condizioni per l'accesso ai fondi sono «ragionevoli». Dopo la richiesta pubblica della sua vice, Soraya Saenz, di conoscere quanti soldi la Bce sarebbe disposta a mettere sul tavolo per raffreddare gli spread, gli investitori hanno sempre più l'impressione che la Spagna faccia un passo indietro ogni due avanti verso il salvataggio. E così ieri i titoli di Stato spagnoli sono tornati a rendere il 6%, ai livelli precedenti il piano-Draghi, con quelli italiani al 5,17%: gli spread sono volati a 375 punti base per l'Italia (460 per la Spagna), le borse sono andate a picco con Madrid a -3,76%, Milano a -3,29%, Parigi a -2,45% e Francoforte a -1,82%. «Gli spread della Spagna si amplieranno finchè Madrid non chiederà aiuto - dice al Wall Street Journal Alessandro Giansanti di ING - il mercato spingerà la Spagna a chiedere un salvataggio». I mercati, in realtà, sanno bene che il salvataggio è quasi inevitabile, magari nella forma 'light' di una linea di credito cautelativa. Ma temono perchè restano da sciogliere parecchi nodi. Il primo sono le condizioni che Madrid dovrebbe digerire firmando il protocollo d'intesa con le istituzioni creditrici, e gli umilianti monitoraggi trimestrali della troika Ue-Bce-Fmi. Ma nei negoziati, dietro le quinte, c'è un intoppo anche sul prestito accordato alla Spagna a giugno, quello da 100 miliardi per ristrutturare il sistema bancario attraverso la 'bad bank'. Gli investitori si aspettavano che il fondo europeo Esm (che parte a ottobre) coprisse le pesanti svalutazioni bancarie. Ma i ministri delle Finanze di Germania, Olanda e Finlandia hanno avvertito che l'Esm non potrà intervenire fino a quando non vi sarà uno schema europeo di sorveglianza bancaria: i conti spagnoli potrebbero presto saltare e richiedere un pesante aggiornamento. A questa pressione incessante si è aggiunta ieri la doccia fredda della Banca di Spagna che ha confermato che il Pil continua a contrarsi a ritmo sostenuto nel terzo trimestre. E domani è in arrivo il verdetto di Moody's, che pubblicherà la sua ultima revisione del rating spagnolo con la possibile bocciatura a 'junk', spazzatura. Questo lo sfondo sul quale il governo spagnolo negozia con l'Europa. Rajoy si appresta a presentare oggi la finanziaria 2013 e le indiscrezioni dicono che intende anticipare le prescrizioni che verrebbero altrimenti previste nel protocollo d'intesa da far firmare da Ue e Bce: una mossa tesa a presentare le misure come 'Made in Madrid' e non imposte dall'esterno. Si va da una stretta sulle pensioni a possibili nuove tasse fino alla creazione di un organismo indipendente di sorveglianza sulla situazione contabile del Paese. I sindacati temono anche il congelamento degli stipendi nel 2013.