«Mio padre, la povertà e il viaggio in Argentina»
«Quando ero ragazzo abitavo a San Giorgio, facevo il contadino, come i miei genitori e la domenica venivo in bicicletta a Vigevano. Nei pressi dell'abitato mettevo fuori dai pantaloni un orecchio del fazzoletto. Il perché? E' risaputo che i Viginò i sun j urgiò, sicché questa era un po' una mia rivalsa verso un luogo più ricco. Più tardi ho saputo che non era perché i Vigevanesi avevano le orecchie a sventola ma perché a seconda della necessità riferivano le cose del duca all'imperatore e viceversa. Poi, da giovanotto i miei, con immensi sacrifici e con i soldi guadagnati da emigranti in Argentina, hanno acquistato una casetta con un pezzetto di terra. Dove? In periferia in via Mondetti a Vigevano, zona conosciuta allora come l'Abissinia, perché lì vicino sorgeva il fabbricato deposito di merci acquistate o requisite da inviare in Abissinia come voleva il duce. A Vigevano il lavoro di agricoltore e contadino che svolgevano i miei genitori serviva a malapena pena a sfamare nove bocche, quanti eravamo in famiglia. I soldi erano finiti con l'acquisto della casa. Così, io presi la decisione (avevo 17 anni) di partire per l'Argentina. Con i soldi dati dalla zia Madlinin e accompagnato da un tutore mi imbarcai a Genova. Ho sbucciato patate, così il cuoco mi riforniva di cibo supplementare. Sulla banchina la prima delusione. Cos'erano quei sacchi che l'ombra della sera mi faceva intravedere? "Quei sacchi saremo noi domani sera se non troveremo subito un lavoro e una sistemazione fu la risposta del mio tutore", fu la risposta del mio tutore. Trovai il lavoro come contadino per la raccolta del grano «la cusecia» presso una famiglia italo-argentina e lì vi rimasi sei anni prima di far ritorno a Vigevano. Mi riproponevo di ritornarci di lì a poco ma .... in Griona dove sono andato per salutare un amico vidi tua madre e... l'Argentina rimase là». Tanto temerario era mio padre, quando mia madre era dolce, remissiva, ma determinata: «Prima ci sposiamo, mettiamo da parte i soldi e poi, se vuoi, andremo in Argentina». Inutile dirlo, l'Argentina è rimasta là e qui a Vigevano siamo nate mia sorella ed io. Adriana Ferrugiari