Marchionne conferma «Produrremo per l'estero»
di Vindice Lecis wROMA Sono arrivati in seimila con decine di pullman per sentirsi rincuorare da Marchionne e da Elkann. Manager e dirigenti del Gruppo Fiat hanno affollato il Lingotto, dove amministratore delegato e presidente della casa torinese hanno rassicurato ed esortato ad avere fiducia. «Non ho mai smesso di occuparmi della Fiat e non ho intenzione di farlo. Non ho alcuna intenzione di abbandonarvi» ha detto il manager italo-canadese. Di fronte a lui una platea qualificata - con collegamenti in videoconferenza con le varie sedi come quella di Auburn Hills della Crysler - certamente scossa dall'altalena di notizie, dichiarazioni e smentite degli ultimi giorni. E desiderosa di conoscere la verità ufficiale dalla bocca del vertice della Fiat, dopo l'annuncio a mezzo stampa di Marchionne di abbandonare Fabbrica Italia, il piano di investimenti annunciato appena due anni fa. «Rimaniamo in uno stato di sospensione: non c'è più il sogno di Fabbrica Italia e Fiat non ci dice cosa vuole fare» gli ha subito risposto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, durante l'incontro dei sindacati con i ministri Fornero e Passera. Quella del Lingotto era una platea da motivare ridefinendo dunque la missione del Gruppo. «Noi ci impegniamo - ha affermato Marchionne - a fare la nostra parte, ma da soli non possiamo fare tutto. E' necessario iniziare da subito a pianificare azioni, a livello nazionale ed europeo per recuperare competitività internazionale». Ma occorre «ripensare il modello di business al quale siamo abituati. Possiamo e dobbiamo pensare al modello dell'auto in Italia con una logica diversa, orientandolo in modo differente, e attrezzarlo perché diventi un importante centro di produzione per le esportazioni fuori dall'Europa». Il mercato privilegiato sarà quello degli Usa. Di questo i vertici Fiat hanno parlato sabato con Monti chiedendogli «un impegno da tutta Italia». Marchionne nel suo discorso ha insistito sui temi a lui cari della «reale flessibilità e certezza del diritto nelle relazioni industriali» che sono alla base dei contratti separati di Pomigliano e Mirafiori. Ma è anche necessario «che la Commissione Europea garantisca condizioni di equità per tutti i costruttori, respingendo quei tentativi, specialmente di parte tedesca, di creare condizioni più favorevoli alla propria industria, a scapito degli altri». In serata i ministri Fornero e Passera hanno incontrato i sindacati informandoli sul contenuto del vertice di sabato con il Lingotto e chiedendo l'avvio di un «conffronto». La Cgil è stata rappresentata al massimo livello con il segretario generale Camusso e quello della Fiom Landini, mentre Bonanni e Angeletti hanno inviato i responsabili di Fim e Uilm. «Sorge il sospetto che Fiat dica "rimaniamo" per mantenere un presidio, evitare l'ingresso di altri produttori, e poi si vedrà», ha detto Camusso. Davanti alla Porta 2 di Mirafiori a Torino, la Fiom ha organizzato un'assemblea di operai per chiedere al governo di «pretendere che la Fiat investa in Italia prima del 2014 - ha detto Giorgio Airaudo, segretario nazionale Fiom - e verificare se ci sono altri produttori disposti a investire in Italia». A Termini Imerese gli ex operai della Fiat hanno occupato l'Agenzia delle entrate e quelli della Irisbus il comune di Ariano Irpino. ©RIPRODUZIONE RISERVATA