Camorra, sequestro a Gerenzago di tre ville e due palazzine

di Linda Lucini wGERENZAGO Un intero complesso immobiliare finito sotto sequestro a Gerenzago, 10 arresti, i sigilli su 87 immobili, auto e società per un valore di circa 22 milioni di euro. L'accusa è associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta e al riciclaggio di denaro, ma a renderla ancora più pesante è la presenza di personaggi vicini ai clan camorrististici, come quello dei Casalesi. In pratica , stando alle accuse del pm, il gruppo avrebbe schermato attraverso trust costituiti all'estero numerosi immobili e quote societarie, tra cui anche beni riconducibili ai clan. Un sistema che avrebbe anche permesso di aggirare il Fisco. A far scattare le manette è stata la Guardia di Finanza. In carcere è finito Mariano Baldini, legale di 43 anni orginario di Caserta e titolare dello studio di consulenza «Baldini & Partners» con sede a Milano, roma e Londra. Con lui sono stati arrestate altre 7 persone (due, invece, sono agli arresti domiciliari) in base a un'ordinanza firmata dal gip Antonella Bertoja, su richiesta del pm Stefano Civardi. I finanzieri del Comando provinciale hanno eseguito il sequestro di appartamenti di pregio nel centro a Milano e a Benevento, Latina, Chieti, Caserta, Novara, Sassari, Varese, Lodi, oltre ai sigilli alle quote di due società e a due auto, tra cui una Aston Martin. Trai beni sequestrati anche due palazzine e tre ville bi-familiari di via Genzone a Gerenzago. Case recenti, molte delle quali sfitte. Gli inquirenti avrebbero accertato un legame tra alcuni beni sequestrati, perchè protetti dagli "schermi" giuridici creati dall'avvocato Baldini, e Salvatore Izzo, pregiudicato napoletano, morto lo scorso febbraio. Izzo era stato mandato a processo a Milano per aver accumulato un patrimonio composto da ville, terreni e società in Brianza del valore di alcuni milioni di euro, molti dei quali frutto di un giro d'usura. Altro personaggio finito in carcere è il casertano Luigi Sagliano, 58 anni, ritenuto vicino al clan dei Casalesi, tanto che alcuni pentiti lo hanno indicato in passato come factotum della famiglia Zagaria. Sagliano sarebbe stato, secondo le indagini, una delle «teste di legno» al servizio di Baldini per occultare i patrimoni. Stando a quanto ricostruito dagli investigatori, infatti, con il meccanismo dei trust all'estero sarebbero stati «nascosti» i beni riconducibili a «due pregiudicati soggetti a misure di prevenzione evitando così che venissero sequestrati». Il presunto gruppo criminale, poi, avrebbe sfruttato «lo specifico istituto del trust liquidatorio per sottrarre alle procedure concorsuali l'attivo patrimoniale di società fallite», danneggiando i creditori. E avrebbe occultato anche «il patrimonio di imprenditori in difficoltà economica, impedendo ai fornitori ed al Fisco il recupero delle somme dovute». Numerosi i presunti episodi di bancarotta e riciclaggio. Al momento, però, non è stata contestata l'aggravante di aver favorito cosche mafiose, ma le indagini sono tuttora in corso. «Quando 7/8 anni fa sono iniziate le procedure di autorizzazione per la costruzione del complesso immobiliare di via Genzone – spiega il sindaco di Genzone Alessandro Perversi – si era presentata una società, ma dopo ci sono stati diversi passaggi di proprietà. Sta di fatto che le due palazzine e le villette sono state costruite, anche se soltanto un paio di famiglie sono andate ad abitarci. Il resto è ancora sfitto». Il sindaco si dichiara stupito e allarmato per questo sequestro: «Cercherò di acquisire maggiori informazioni, ma in casi simili bisogna tenere la guardia alta. Un'indagine come questa ci impone una maggiore attenzione perchè per i nostri piccoli paesi questi sono fenomeni nuovi che richiedono un'allerta massima»