Fiat-governo, scintille prima del summit
di Andrea Di Stefano wMILANO Soldi, altri soldi. Sembra questo il succo dell'incontro che oggi si tiene a Palazzo Chigi fra governo e Fiat. «Mi aspetto che il governo chieda alla Fiat la verità», dice Susanna Camusso, Cgil. Più probabile che Marchionne chieda al governo di aiutare gli investimenti. Fa la spia la battaglia verbale di ieri fra amministratore delegato e ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera. «Al ministro Passera non sarà sfuggito che il governo brasiliano è particolarmente attento alle problematiche dell'industria auto. Sono sicuro che il ministro sappia che le case automobilistiche che vanno a produrre in Brasile possono accedere a finanziamenti e agevolazioni fiscali». Marchionne ha scelto di rispondere con un comunicato alle dichiarazioni rilasciate dal ministro dello Sviluppo Economico proprio dal grande stato del Sud America, dove ha incontrato i vertici locali della Fiat. «Sono felice - continua l'amministratore delegato della casa torinese - che il ministro Passera, andando in Brasile, si sia reso conto dei grandi risultati della Fiat in quel Paese. Certamente non gli sarà sfuggito che il governo brasiliano sia particolarmente attento alle problematiche dell'industria automobilistica». Poi un altro affondo: «Sono sicuro che il ministro sappia che le case automobilistiche che vanno a produrre in Brasile possono accedere a finanziamenti e agevolazioni fiscali. In particolare per lo stabilimento nello stato di Pernambuco, in corso di costruzione, la Fiat riceverà finanziamenti sino all'85% su un investimento complessivo di 2,3 miliardi di euro. A questi si aggiungeranno benefici di natura fiscale, quando sarà avviata la produzione di automobili, per un periodo minimo di 5 anni. Per quanto riguarda la Fiat - conclude Marchionne - l'ultima operazione del genere in Italia si è verificata all'inizio degli anni Novanta per lo stabilimento di Melfi. Sappiamo bene che, considerando l'attuale quadro normativo europeo, simili condizioni di finanziamento non siano ottenibili nell'ambito dell'Unione Europea». Gli impianti produttivi Fiat di Melfi, in provincia di Potenza, e di Pratola Serra, in provincia di Avellino, sono costati tra il 1990 e il 1995, alle casse dello Stato quasi 1,28 miliardi di euro secondo il calcolo effettuato dalla Cgia di Mestre sugli aiuti pubblici al Lingotto. Di un certo rilievo anche le ristrutturazioni che hanno interessato la Sata di Melfi (1997-2000) e l'Iveco di Foggia (2000-2003). Se nel primo intervento lo Stato ha investito 151 milioni di euro, nel secondo sono stati spesi 121,7 milioni di euro pubblici. Anche in questo caso la Fiat, ha messo sul tavolo, per entrambe le fabbriche, «una cifra complessiva di poco inferiore agli 895 milioni di euro». In generale a partire dal 1977 la Fiat ha ricevuto dallo Stato circa 7,6 miliardi di euro direttamente e ne ha reinvestiti, dal 1990, circa 6,2 miliardi. Nonostante gli appelli che ieri si sono susseguiti, dal presidente del Senato Schifani al governatore Piemonte Cota sino al presidente di Confindustria Squinzi, l'impressione è che oggi Marchionne arriverà a Palazzo Chigi con una serie di richieste pressanti alle quali Palazzo Chigi farà fatica a dare risposte. Il ministro Fornero ieri si è detta «fiduciosa per dovere. Un ministro deve essere fiducioso», ma in realtà sono pochi gli elementi positivi sul tavolo come evidenziato dalle tensioni sociali crescenti negli stabilimenti di Pomigliano. Ieri circa un centinaio di lavoratori cassintegrati dello stabilimento campano ha inscenato una protesta davanti al municipio di Pomigliano dove hanno dapprima contestato l'ex sindaco Michele Caiazzo, poi cercato di forzare l'ingresso del Comune e bersagliato di uova la sede della Uil. ©RIPRODUZIONE RISERVATA