Polverini, oggi è il giorno della verità

di Fiammetta Cupellaro wROMA C'è chi la descrive sull'orlo di una crisi di nervi e pronta a mollare dopo lo scandalo dei fondi regionali concessi ai partiti e finiti in feste, champagne e auto di lusso, ma la governatrice del Lazio, Renata Polverini resiste. Incassa pure il sostegno di Berlusconi e di tutto lo stato maggiore del Pdl, allo stremo ma per il momento compatto. Oggi però non potrà più rinviare: è il giorno decisivo per capire se il «passo indietro» annunciato già da lunedì ci sarà davvero. Alle 11,30 è stato convocato il consiglio regionale, che varerà i tagli e la riduzione dei costi della politica pretesi dalla governatrice. A quell'ora la presidente dovrebbe prendere la parola e sciogliere i dubbi circa le sue dimissioni. Intanto ieri in Regione c'era un'aria di attesa e di tensione con la Guardia di Finanza che perquisiva gli uffici, mentre le agenzie battevano la notizia delle accuse lanciate da Franco Fiorito l'ex capogruppo del Pdl alla governatrice che «non poteva non sapere dell'accordo tra i partiti per la spartizione dei fondi». Affermazioni ritirate solo ore dopo. Forse sotto il pressing dei vertici Pdl su Fiorito sempre più preoccupati che il ciclone-Lazio possa far franare pezzi di partito a livello nazionale. Dipendenti, dirigenti, amministratori, consulenti, portaborse, sono tutti rimasti in sospeso altre 24 ore. Appesi alle frasi dette dalla presidente la mattina davanti alla telecamere piazzate sotto casa sua. «Dimissioni? Qualcuno parla al posto mio. Domani (ndr oggi) si riunisce il consiglio poi vediamo» ha detto la Polverini. Ma per lei i responsabili del caos nel Lazio sono chiari: «Non sono disposta a pagare le colpe di altri. Non ho chiesto la testa di nessuno. Il Pdl è un partito che sostiene la maggioranza e ci ha messo nei guai attraverso persone che si sono rivelate poco perbene, a voler essere generosi. Chiedo a questi ragazzi che hanno avuto un'opportunità straordinaria potendo rappresentare gli elettori all'interno di un consiglio regionale di tacere». Ma sono in molti tra gli esponenti di maggioranza e opposizione a scommettere che alla fine la governatrice, dimissionaria da giorni, resisterà. Ieri ha incassato anche la seconda delle condizioni che aveva posto per restare alla guida della Regione: le dimissioni del capogruppo Pdl Francesco Battistoni, dalla cui denuncia è originata l'inchiesta dei fondi. L'altra, l'ha ottenuta nei giorni scorsi dai capi gruppo: il pacchetto di tagli alle commissioni e dei costi del consiglio che verrà approvato questa mattina. Ma era il nodo-Battistoni il più difficile da sciogliere. A convincere Battistoni a firmare la lettera di dimissioni è stato il segretario Angelino Alfano che l'ha convocato in via dell'Umiltà. E' entrato da capogruppo ed è uscito da ex. «Non ci sarà mai più quello che è accaduto nel Lazio», ha detto Alfano alla fine dell'incontro e ha convocato per il 25 settembre i capi gruppo e i vice capi gruppo di tutti i consigli regionali d'Italia. In attesa che scatti l'operazione «pulizia» interna al Pdl c'è da capire come passerà lo tsunami-giudiziario sulla Regione Lazio. Tutto dipenderà da cosa deciderà di fare Renata Polverini. Perché se in tanti scommettono che resterà al suo posto chi la conosce bene dice di non sottovalutare il suo stato d'animo di questi giorni. «E' sconvolta. Potrebbe attendere la votazione che approvi i sospirati tagli e poi rassegnare le dimissioni». Andarsene da paladina della trasparenza. ©RIPRODUZIONE RISERVATA