Fiorito sotto torchio per ore, primi nomi

di Natalia Andreani wROMA Interrogatorio fiume per l'ex capogruppo alla Regione Lazio, Franco Fiorito. Indagato per peculato in merito alla gestione dei fondi del partito. Un caso che è «un'autentico disastro», come lo ha definito ieri Fabrizio Cicchitto, che del Pdl è capogruppo alla Camera, alla fine di una giornata convulsa, costellata da annunci e smentite sulle dimissioni di Renata Polverini. Fiorito ha fatto il suo ingresso nella caserma della sede del nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza attorno alle tre del pomeriggio, assistito dall'avvocato Carlo Taormina, e portandosi dietro la promessa di fare «tutti i nomi». E a tarda sera l'interrogatorio era ancora in corso. L'inchiesta condotta dal procuratore aggiunto Alberto Caperna e dal pm Alberto Pioletti, allo stato, sarebbe circoscritta al solo Fiorito. Ma lo scandalo a base di ostriche e champagne al quale ha dato la stura «er federale de Anagni», che nel 2010 vinse la corsa elettorale regionale incassando 30mila preferenze, getta fango su altri nomi del Pdl alla Pisana. A cominciare da quello di Carlo De Romanis, vice capogruppo pidiellino alla Regione Lazio, da giorni sotto i riflettori per i festini organizzati con ancelle a seno nudo a spese del gruppo consiliare. A far scalpore, in particolare, un mega party tenuto il 10 settembre di due anni fa e di cui sono apparse sul web alcune imbarazzanti fotografie. Tema della festa al Foro Italico: «L'Olimpo», con De Romanis nei panni del mitologico Ulisse. Attorno ragazze vestite da schiave o dee, uomini in tuniche e calzari, guerrieri, ancelle che bevono da anfore, archi, elmi, tridenti, maschere da suino e - noblesse oblige - mojito a fiumi. Il capogruppo - già assistente di Antonio Tajani al Parlamento Europeo- giura di avere pagato l'Odissea alla vaccinara di tasca sua (non meno di ventimila euro) e annuncia querele per diffamazione. Ma Fiorito racconta che anche altri consiglieri regionali del partito partecipavano al pantagruelico banchetto dei fondi pubblici. Ostriche per il consigliere Miele, champagne per il consigliere Bernaudo. Bisogna chiedere a loro, afferma l'ex tesoriere, come hanno dilapidato quel prelievo da 800 mila euro che oggi la procura gli contesta. Se «er Batman», altro soprannome affibbiato al politico, abbia davvero fornito ai pm le prove di colpe altrui, di cui da giorni parla, per ora non è dato sapere. L'interrogatorio del Pm si sarebbe concentrato sugli addebiti già formulati all'ex tesoriere. Un uomo da 13mila euro al mese di indennità, escluse le spese, e possiede un numero imprecisato di case tra cui quattro ville ad Anagni, la sua roccaforte, una villa al Circeo edificata in zona protetta, e una casa a Tenerife. Un patrimonio arricchito da auto e moto di grossa cilindrata. Tanto per cominciare i magistrati gli hanno chiesto dei 109 bonifici - per un importo di oltre 800mila euro – che, secondo l'ipotesi d'accusa, Fiorito avrebbe prelevato dalle casse del partito per dirottarli su conti correnti personali aperti in Spagna (cinque) e in Italia (sette) presso quattro diversi istituti di credito. Tra gli intestatari dei bonifici ci sarebbero anche dei consulenti della Regione e in queste ore si sta cercando di chiarire perché quelle somme siano state girate loro. Una parte del denaro pubblico allegramente gestito, secondo la procura, sarebbe finita anche su un conto intestato alla madre di Fiorito, Anna Tintori. «Mio figlio non è un ladro, siamo benestanti», ha dichiarato la donna ai giornali mentre le indagini della Guardia di Finanza corrono spedite. ©RIPRODUZIONE RISERVATA