La Fiom: impedire che l'azienda se ne vada

ROMA Marchionne vuole prendere tempo perchè, in realtà, ha in mente di lasciare l'Italia. La Fiom-Cgil, non crede alle rassicurazioni della Fiat: «Ha in mente di andarsene dall'Italia - ha detto il segretario generale del sindacato, Maurizio Landini - il problema è ben più grave dell'ipotesi della chiusura di uno stabilimento. Allo stato attuale vuole non investire in Italia e questo comporta il rischio che salti l'intero settore auto. Il problema è impedire che ciò avvenga». Il governo è stato finora troppo blando mentre «dovrebbe fare quello che fanno i governi dove ci sono problemi di questa natura - ha insistito il leader sindacale - ovvero quello che ha fatto Obama, quello che hanno fatto in Germania e in Francia. E cioè di chiedere alle imprese di fare investimenti e prevedere anche una politica industriale compreso l'intervento pubblico che salvaguardi le attività produttive del nostro Paese, a partire dalla produzione di auto che resta strategica». Il governo dovrebbe non solo chiedere chiarimenti ma «impegni» all'azienda, mettendo in campo politiche industriali, oltre che «ripristinare nel gruppo i diritti dei lavoratori e la democrazia». L'intervista di Marchionne sull'impegno di mantenere l'auto in Italia è stata commentata anche da Susanna Camusso, segretario generale della Cgil: l'ad della Fiat ha tenuto «una posizione molto difensiva, nella quale però, non da' le risposte di cui il Paese ha bisogno», ha detto, ma «non dice verso dove vuole investire, in che tempi e con quali caratteristiche». Intanto nelle fabbriche la preoccupazione è alta. Ieri si è svolta un'assemblea di cassa integrati a Pomigliano, organizzata dalla Fiom. Un corteo di protesta si è snodato in città e oggi si terrà una nuova assemblea di fronte ai cancelli. L'obiettivo è quello di chiedere anche ai lavoratori che stanno dentro la fabbrica (la metà di quanto ne contava la Fiat prima della new co) si unirsi alla mobilitazione per difendere l'occupazione. La preoccupazione che serpeggia a Pomigliano, dove ci sono 2500 lavoratori ancora in cig, e che dal luglio del 2013 possano essere licenziati per la scadenza del provvedimento. «Marchionne vuole solo prendere tempo - ha commentato Giorgio Airaudo, responsabile nazionale auto della Fiom - non è la prima volta che dice che mantiene gli stabilimenti in Italia con i profitti fatti all'estero». (v.l.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA