Legge elettorale, 2 settimane per la riforma

di Nicola Corda wROMA Due settimane per la legge elettorale. Quello che non si è fatto in mesi di trattativa, ora i partiti sono costretti a farlo con tempi strettissimi. Arrivati al punto zero di un'intesa mai nata, ieri al Senato la conferenza dei capigruppo ha stabilito che da martedì 25 settembre la commissione Affari costituzionali dovrà lavorare pancia a terra per due settimane per cercare di chiudere un testo il più possibile condiviso. Poi il voto dell'aula e per la legge elettorale sarà la campanella dell'ultimo giro. «I partiti rinuncino ai tatticismi, ora ci sono tempi certi», è l'estremo appello del presidente Schifani. A capo della commissione Carlo Vizzini è consapevole che arrivare al traguardo sarà molto impegnativo. Allora ce la farete? «I partiti sanno quali sono le posizioni e i punti da mediare e tutti indistintamente hanno detto che non si può andare al voto con questa legge elettorale. Ma non basta dirlo, bisogna trasformare questa intenzione in un testo di legge». Quali sono i nodi da sciogliere? «E' la parte che io ritengo il cuore della legge: il premio di governabilità, la scelta dei candidati e dunque il sistema elettorale vero e proprio, liste con le preferenze o i collegi. Il sistema misto è quello sul quale si aprirà il dibattito. Ma i partiti devono avere però una visione diversa: questa è una legge di sistema e dunque devono lasciare da parte interessi che durino solo per i prossimi sei mesi». Belle parole, non l'hanno fatto fino ad ora, che cosa si aspetta? «Guardi che l'alternativa è votare col Porcellum e se gli attuali partiti non cambiano atteggiamento avranno dolori forti quando andranno alle elezioni. Se non ascoltano cosa pensano i cittadini di questa legge elettorale, dei partiti personali che decidono le liste davanti a un caminetto, penso che il voto darà risultati che cambieranno ugualmente il sistema. Se questa politica getta la spugna, vuol dire che è arrivata al capolinea e allora, con il clima che c'è, saranno le forze fuori dal Parlamento che contestano questo sistema a essere premiate. Nessuno si lagni se il Movimento 5 stelle e Grillo vengono votati dalla gente, nessuno si potrà difendere lanciando accuse di fascismo...». Sembra che però questi segnali non arrivino. Come fa a vedere margini di riuscita? «Ho parlato con Schifani, pochi giorni fa con Bersani, sono in contatto continuo con i gruppi e credo che ci sia una soluzione per contemperare esigenze diverse e per una legge che dia stabilità e governabilità. Certo devono capire che non si possono costruire leggi che prevedono di gestire un pareggio. Le elezioni si fanno perché qualcuno vinca e governi e qualcuno perda e faccia l'opposizione. Dopo la caduta del muro di Berlino il campo da gioco è aperto, c'è una democrazia dell'alternanza e chi vince oggi, può perdere domani». ©RIPRODUZIONE RISERVATA