«Mio padre, il medico che fece la Resistenza»
PAVIA Uno psichiatra ma anche un uomo della Resistenza, un medico ma anche uno strenuo difensore della libertà. Questo era Gildo Gastaldi, che a Pavia studiò e divenne neurologo al Mondino fino al 52, e poi emigrò a Milano. Ora sono i suoi due figli, Claudia e Maurizio, insieme all'amico avvocato e coautore Luigi Lia, a ricordarlo nel libro "Perchè resistemmo, perchè resistiamo: vita e impegno civile di Gino Gastaldi", che sarà presentato dalla Provincia sabato 22 settembre alle 10 nella sala dell'Annunciata. Interverranno Giorgio Benvenuto, Daniele Bosone, Virginio Rognoni, Luigi Lia, Danilo Margaritella e Alessia Potecchi. Dai ricordi di Claudia Gastaldi esce il ritratto di un combattente per la libertà. Com'è nato questo libro? «La mia famiglia ha abitato a Pavia, in viale Nizza, fino al '52. Poi si è trasferita a Milano, in corso di Porta Nuova: io avevo 12 anni e mio padre 45. Mio fratello ed io abbiamo scritto sulla figura di nostro padre che ha fatto la Resistenza a Pavia. Lo spunto è nato da un articolo del 1950 pubblicato sulla Provincia Pavese, dal titolo "Perchè resistiamo, perchè resistemmo". Suo padre era medico «Neurpsichiatra al Mondino. Si è laureato a Pavia e poi al Mondino si è specializzato in Neurologia (allora Malattie nervose). Quindi ha fatto l'abilitazione con Ottorino Rossi e poi è diventato aiuto del professor Carlo Berlucchi. In seguito ha vinto la cattedra a Modena, dove si è trasferito. L'ultima tappa è stata Milano nel '57». Ma lei nel libro ha evidenziato un altro profilo di suo padre... «Quello che è emerso dagli scritti che ha lasciato relativi al periodo della Resistenza attiva, dal '43 fino alla Liberazione. Allora si era spostato a Venezia, città natale di mia madre, dove ha fatto la Resistenza con mio nonno. Poi ha proseguito con l'impegno civile fino al '57, ma senza appartenere a nessun partito». Com'era suo padre? «Un libero, liberale. Ma questo l'abbiamo appreso tardi, dal 2004 in poi». Perché? «Perché mia madre aveva tenuto questi scritti in un cassetto senza farceli vedere. Un po' per gelosia, e un po' perché lei era più impegnata a ricordarlo come medico-psichiatra. Noi abbiamo rinvenuto i documenti, e con l'aiuto di Luigi Lia, che ha curato la parte storica, li abbiamo riuniti facendone una biografia». Era legato a Pavia? «Molto. Per anni lì abbiamo avuto grandi amici». Dal racconto che immagine esce di Gildo Gastaldi? «Intelligente, spiritoso, che amava sia le cose importanti, che quelle semplici. E nel suo impegno per la Resistenza emerge la figura di una persona molto libera, che non ha mai sentito l'importanza di un legame forte». (d. z.)