Memoria che si perde e l'invito a ricordare nel libro del professore
Romanzo autobiografico storia di un angolo di Italia, un intreccio di dialetti e provenienze. La Liguria, la Resistenza, la facoltà di medicina, l'incontro con la madre malata di Alzheimer, la morte precoce del padre, la memoria sono i cardini di "Ricordo tutto" (Rayuela edizioni, pp. 147, 13 euro). Gipo Anfosso, già autore di "Muri a secco" (Ennepilibri, 2009) ritorna a Sanremo, la città dov'è nato e dove ha vissuto per vent'anni per poter stare qualche giorno con la madre, da tempo malata di Alzheimer. Il rientro diventa l'occasione per rievocare, ricordare e tenere insieme i fili della memoria nel momento in cui tutto sembra sfaldarsi. Stasera alle 19 a Spazio Musica Gipo Anfosso presenterà il suo libro in compagnia di Milton Fernandez, editore, attore e scrittore a sua volta, che ne leggerà alcuni brani. di Anna Ghezzi wPAVIA Non è un libro di ricordi, il primo romanzo di Gipo Anfosso. Ci sono anche quelli, ma "Ricordo tutto" (Rayuela edizioni, pp. 147, 13 euro) è soprattutto un romanzo che fa emergere con forza la necessità irrinunciabile della memoria. Personale, civile, storica. «Senza memoria, non si vive», spiega l'autore. Dentro al libro di Anfosso, insegnante alla scuola media Angelini, formatore nel campo dei diritti, animatore instancabile del Cafe di corso Garibaldi e di iniziative che fanno di Pavia una città più bella, ci sono la Liguria dell'infanzia, la Resistenza del padre-partigiano di nome "Pavia", gli anni della rivolta studentesca e l'Alzheimer della madre, che ricorda perfettamente la cascina di Cura Carpignano ma non la casa in cui ha vissuto per tutta la vita. E' proprio l'Alzheimer, lo scontro con una memoria che si pensava incorruttibile cancellata che diventa occasione del racconto, e per il protagonista, Claudio come il protagonista di "1977" (Muri a secco, 2009), occasione per ritrovare ricordi sepolti nelle parole dei conoscenti di un tempo, e prendere coscienza del passaggio di testimone. Non è un'autobiografia, ma quasi? «Mia sorella è offesissima – risponde Anfosso divertito, sollevando l'angolo della bocca in un sorriso come quello descritto sul volto del padre nel romanzo – perché è diventata un fratello. Claudio, il protagonista, è meno simpatico, ma molto più ribelle e coraggioso di me, che non ho mai fatto parte di nessun servizio d'ordine. Ma il romanzo, la scelta di non confinarlo in Liguria è stata fatta proprio per uscire dal puro ricordo e trasmettere qualcosa sulla memoria, la storia, l'Alzheimer». "Ricordo tutto" è un invito a sottrarsi all' "amnesia obbligatoria" citata nella frase di Eduardo Galeano. Perché quest'ossessione? «Il momento peggiore quando dell'Alzheimer è vedere rimuovere anni di storia, ricordi comuni, e questo dà l'urgenza di fissare tutto. Poi c'è un fatto politico, a volte sembra che tutti vogliano farci ammalare, farci perdere la memoria a livello personale e collettivo. La Resistenza, gli anni Settanta, non sono cose che possiamo tralasciare. E poi la memoria trascina circoli virtuosi. Se si perde la memoria, non vale la pena vivere». Nel libro c'è un coro, tutto su '"u megu", il partigiano, padre morto troppo presto, eterno e impossibile confronto. «Sono i ricordi della gente di Montalto, Carpasio nell'entroterra ligure. Pezzi di loro, delle loro famiglie, della storia recuperati, con il piacere di vedere che sulla pagina resta memoria di ciò che è stato. Il padre, essendo morto non può essere contraddetto. E' inarrivabile: come disse una signora, "Ti auguro di diventare come lui, perché meglio è impossibile». Complici le origini liguri, emiliane, istriane, pavesi dei protagonisti, il lettore incontra dialetti e sonorità diverse. «Ciascuno di noi è tante persone quanti sono i dialetti e le lingue che parla: il ligure è secco, duro il pavese meno, l'istriano dolcissimo. Ognuno apprende e associa una lingua ad alcune persone. E' una mappa lessicale». ©RIPRODUZIONE RISERVATA