«Pensa se trovano quel pistolone...»
«Lo sai che non stavo a Torino no!? È per quello che m'han messo sotto controllo Anna! ...Anna! Perché c'è il nostro comunicato». E' l'11 giugno scorso quando Alfredo Cospito, parla con la compagna riferendosi al giorno dell'attentato ad Adinolfi, avvenuto un mese prima, e alle indagini in corso. Cospito è agitato. Temono di avere sbagliato qualcosa, temono- come in effetti accade- che qualche occhio elettronico li abbia visti sul luogo dell'agguato. «Hanno un video...», dice alla fidanzata . Una prova di colpevolezza, secondo gli investigatori che al decreto di fermo allegano altri colloqui. In particolare l'intercettazione ambientale avvenuta il 13 giugno nel negozio di Anna Beniamino. I due indagati discutono della rivendicazione fatta, degli errori commessi - «dovevamo mandarla da Milano» – delle perquisizioni che sono ormai nell'aria. Gai ammette di essere l'esecutore materiale. «... io te lo dico: sì, ho sparato ma non ...». Poi aggiunge: «Come vengono? Nel pomeriggio non ci sono ... pensa se trovano quel pistolone...» .