Barroso: ora dobbiamo diventare nazione

BRUXELLES L'Unione europea rischia di affondare, i sondaggi dicono che piace sempre meno, ma Jose Manuel Barroso rilancia. E propone la svolta federale d'Europa con un «euro irreversibile». Nel suo discorso sullo stato dell'Unione davanti alla plenaria del Parlamento a Strasburgo, il presidente della Commissione Ue disegna un futuro fatto di passi immediati (come la proposta di supervisione bancaria unica della Bce varata oggi e già criticata in Germania), a medio termine (come lo schema per approfondire l'unione economica e monetaria che presenterà «entro l'autunno» con proposte per coordinare le politiche fiscali e per arrivare ad un fondo di riscatto dei debiti sovrani). «Non dobbiamo avere paura delle parole: dobbiamo andare verso una federazione di stati-nazione. Questo è il nostro orizzonte politico» dice Barroso, rievocando un concetto caro a Jacques Delors ed aggiungendo che la federazione è necessaria perchè «non possiamo lasciare i paesi in balia di nazionalisti e populisti». Una federazione fatta «con gli stati membri, non contro di loro». Necessaria perchè «nel XXI secolo anche il paese europeo più grande sembra un nano a confronto della Cina». Per la svolta federale, sottolinea, «servirà un nuovo Trattato», le cui linee guida si ripromette di presentare «prima delle elezioni europee del 2014», quando si chiuderà il suo secondo mandato. Ma intanto, per dare più legittimità democratica alla Ue «che non deve essere tecnocratica, burocratica o diplomatica», propone che i partiti europei indichino candidati già per l'elezione diretta del prossimo presidente della Commissione. Un discorso politico, appassionato, il suo. Che definisce «realistico» perchè «non si può continuare a vedere quello che succede in troppi paesi europei» tra disoccupazione crescente e «errori che si accumulano». Popolari, socialisti-democratici, liberali e Verdi applaudono. Gli euroscettici irridono. Prima di presentare la svolta politica, Barroso aveva strigliato i governi (basta con i vertici «che prendono decisioni importanti, minate il giorno dopo dalle stesse persone che le hanno prese») e la finanza che ha generato la crisi «con pratiche irresponsabili» e che continua a «manipolare gli indici» e a «fare affari con l'Iran». E naturalmente aveva ribadito che «non dobbiamo lasciare dubbi sulla integrità dell'Unione e sulla irreversibilità dell'euro».