Alcoa, «ora un tavolo a Palazzo Chigi»
di Natalia Andreani wROMA Sono rientrati da Roma stanchi, delusi e amareggiati, ma decisi a non mollare la battaglia in difesa del posto di lavoro gli opeari dell' Alcoa di Portovesme. E ieri è stato un altro giorno di rabbiosa protesta: con manifestazioni nel porto di Olbia e davanti alla prefettura di Cagliari dove una delegazione è stata ricevuta, ma soltanto dal comitato regionale per l'ordine e la sicurezza. Le tute blu dell'alluminio hanno cominciato con l'occupare per due ore il traghetto della Tirrenia con il quale ieri mattina rientravano da Civitavecchia: un blitz pacifico per gridare «la grandissima delusione» per i risultati raggiunti con la trasferta romana e i verbali sottoscritti dal ministero dello sviluppo economico, la Regione Sardegna e la provincia Carbonia Iglesias. «La nostra intenzione è quella di dare un segnale al governo perché d'ora in poi e fino alla chiusura della vertenza ci sarà una manifestazione al giorno», ha detto Rino Barca, sindacalista della Fim Cisl, spiegando che i lavoratori di Alcoa «non sono rassegnati e non hanno intenzioni di arrendersi». Dalla nave sono stati esposti numerosi striscioni a difesa dell'industria nel Sulcis e non è mancato un momento di solidarietà tra gli operati in lotta e il comandante del traghetto, Antonio Martino, con scambio simbolico di doni: un casco Alcoa per l'ufficiale ed un elmetto blu della compagnia di navigazione per i manifestanti. Poi, tra le bandiere sventolanti dei quattro mori, gli operai sono sbarcati e si sono diretti con i pullman a Cagliari annunciando nuove manifestazioni ed anche «iniziative eclatanti»: obbiettivo la prefettura del capoluogo dove nel pomeriggio è arrivato il sottosegretario all'Interno, Carlo De Stefano. Al presidio hanno partecipato circa cinquecento operai che tra cori contro il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, hanno voluto gridare a De Stefano che i problemi di cui occuparsi non sono la sicurezza e gli scontri con la polizia, ma la mancanza di lavoro. «Siamo qui davanti perché vogliamo dire al sottosegretario che qui non c'è un problema di ordine pubblico, ma di occupazione», hanno ripetuto prima di essere ricevuti. De Stefano, da parte sua, ha cercato di smorzare gli animi. «Non c'è nessun allarme sull'ordine pubblico. Siamo qui solo per una ricognizione. Ma invito gli operai a tenere a distanza i guastatori e ad evitare strumentalizzazioni», ha detto il sottosegretario riferendosi al finto ordigno fatto ritrovare sabato sotto un traliccio Terna a Portovesme. «Non si possono fare differenze sui motivi per cui vengono messe le bombe. La cosa è sempre riprovevole», ha rimarcato De Stefano. Nel pomeriggio di ieri anche il presidente della regione Ugo Cappellacci è intervenuto per assicurare, davanti al consiglio regionale, che non sarà lasciato nulla di intentato per evitare la chiusura degli stabilimenti . Questa mattina, a Villa Devoto, ci sarà un tavolo tecnico con i vertici della Glencore per un nuovo confronto su un possibile accordo per rilevare gli impianti in dismissione. Ma sul tappeto restano da risolvere nodi complicati, a cominciare da quello dell'approvvigionamento energetico. Gli operai vogliono però che la trattativa si sposti a palazzo Chigi e che a farsene carico sia la presidenza del Consiglio. Una posizione condivisa ieri dal segretario della Cgil Susanna Camusso e dal segretario della Fiom Maurizio Landini. «Per Alcoa va trovata una soluzione, quei lavoratori non possono essere lasciati soli», ha detto Camusso al premier Mario Monti ribadendo che «aggiunto che «se necessario la vertenza Alcoa deve arrivare a palazzo Chigi». ©RIPRODUZIONE RISERVATA