Bernardo, il santo che sconfisse il diavolo Barlich
Quando la parte più alta della città di Vigevano veniva chiamata "al doss" la via di Porta Novara era la Costiera, fuori le mura. Pochi erano gli abitanti: prevalentemente agricoltori, contadini e salariati che festeggiavano San Martino 1'11 novembre, giorno in cui i salariati che non si trovavano bene nella cascina traslocavano in un'altra. La chiesa di San Martino si trovava appunto sulla strada per Novara ed ora è diventata residenza civile. La contrada è ancora intitolata San Martino, ma un altro santo lo ha, per così dire, soppiantato; questi è un monaco dell'ordine dei Cistercensi e si chiama Bernardo. «Veniva da Chiaravalle, in Francia, e aveva ricevuto l'ordine dall'alto di costruire una chiesa proprio dove sorgevano le mura del borgo». E qui bisogna narrare la leggenda di Barlich, il diavolo, che ha fatto di tutto per fermare il cammino di Bemardo e il santo riusciva sempre a spuntarla, tranne la volta in cui il diavolo gli ruppe la ruota della carrozza per farlo desistere dal suo proposito. San Bernardo si raccolse in preghiera ed ecco apparire il demonio con tanto di coda. Il santo lo prese per la coda e lo fece girare tante volte su sé stesso fino a farlo diventare tale e quale la ruota della carrozza. Quando gli abitanti del rione lo seppero bruciarono la ruota sul crocicchio delle vie proprio dove adesso sorge la chiesa ed è per questo che ogni anno si brucia il diavolo per assicurare a tutti le grazie del santo che era riuscito a sconfiggerlo. «Sì, ma... una volta bruciato non c'è più – mi dice Lorenzo, il mio nipotino di tre anni –. Allora perché si brucia ancora?» Mi affretto a cercare nella mente una risposta plausibile e poi spiego: «Devi sapere che fra la gente che guarda il rogo c'è sempre perlomeno una strega; quella raccoglie le scintille che il rogo sprigiona e, magari non subito, ma l'anno prossimo Barlich si presenterà ancora e ancora verrà bruciato!». Adriana Ferrugiari