Clinton lancia Obama «Lui può salvare il paese»
di Alberto Flores d'Arcais wCHARLOTTE Sono le due icone dei democratici e alla fine si sono incrociati - Bill Clinton ieri sera, Barack Obama nella serata di oggi - finalmente uniti dallo stesso obiettivo: conservare al partito la Casa Bianca. Non si era mai visto un ex presidente lanciare la (ri)candidatura di un presidente in carica e fino a poco tempo fa nessuno avrebbe scommesso un dollaro che sarebbe stato proprio Clinton a rompere la tradizione. Troppo diversi i due, nemici giurati quando quattro anni fa in campo (alle primarie democratiche) c'era anche Hillary e l'ex presidente si abbandonava a taglienti battute su quel senatore nero dell'Illinois che stava sbarrando la strada per la Casa Bianca alla moglie. Diversi sul piano umano e diversi politicamente. Da una parte Bill, il presidente 'centrista' che negli anni Novanta aveva guidato l'America economicamente più prospera dell'ultimo mezzo secolo, dall'altra Barack, l'uomo che con 'hope' e 'change', cambiamento e speranza, aveva illuso milioni di nuovi elettori prima di dover affrontare la crisi economica peggiore dai tempi della Grande Depressione. Con i sondaggi che impietosamente dimostrano, giorno dopo giorno, che per Obama il cammino verso la riconferma è tutto in salita, Clinton diventa un alleato fondamentale. Perchè, a dispetto delle sue vicende personali (ormai dimenticate), l'ex presidente ha una popolarità tra gli elettori (soprattutto del sud) che cresce con il passare degli anni. Perché è in grado di intercettare tutti i segmenti della popolazione, perché (al contrario di Obama) sa parlare alla pancia dei lavoratori - maschi e bianchi - di una classe media che la crisi ha messo alle corde. Perché è l'unico democratico ad aver vinto due mandati di seguito dai tempi di Franklin Delano Roosevelt. Accolto da un'ovazione, sul palco della Time Warner Cable Arena ha rivendicato i suoi anni di presidenza, i suoi successi in campo economico, ha ironizzato sul programma repubblicano («vogliono tagliare le tasse ai ricchi e tornare alla deregulation») ma soprattutto ha dato il suo appoggio senza condizioni ad Obama: «Il presidente ha un piano per ricostruire l'America, per investire nell'innovazione, nell'istruzione, nel lavoro. Un piano che può funzionare solo se c'è una forte classe media. Questo è quanto accaduto negli anni in cui ero presidente, questo è il piano con cui dobbiamo andare avanti». Alla vigilia del discorso nei siti online, nelle tv e nei commenti degli opinionisti tutti erano d'accordo su una cosa: Bill Clinton «infiammerà la casa democratica». Rahm Emanuel, il sindaco di Chicago che ha servito sia nell'amministrazione Clinton che in quella di Obama è passato da un dibattito all'altro per sottolineare come tra i due presidenti ci siano «gli stessi valori, le stesse politiche, gli stessi obiettivi». L'ex presidente non ha deluso le attese. Come quando ha gridato all'America che lo seguiva in diretta televisiva che «Romney vuole fare quello che la destra ha già fatto a questo paese, aggiungendo gli steroidi. Ha un programma che porterebbe agli stessi risultati che cononosciamo, questa volta moltiplicati in negativo». O come quando ha ricordato che nel 1996 era lui a sembrare finito, esautorato da una destra maggioritaria al Congresso. Allora gli elettori gli diedero fiducia e il suo secondo mandato fu ancora più brillante per l'economia. Clinton «non poteva fare altro che aiutare Obama», si sottolinea nei corridoi della Convention e nelle chiacchere da bar dei delegati venuti da tutti gli States. Non era così scontato, anche perchè l'ex presidente ha tenuto nascosto fino all'ultimo il suo discorso allo staff della Casa Bianca. Per evitare brutte sorprese gli hanno dato lo spazio che di solito viene riservato al vicepresidente in carica (Joe Biden parlerà invece stasera prima di Obama), non gli hanno limitato i tempi (in ogni Convention cui ha partecipato li ha sempre sfondati). Tra Clinton e Obama è un aiuto reciproco. Il presidente per restare alla Casa Bianca, l'ex presidente per farsi garantire l'appoggio del partito per Hillary nel 2016. ©RIPRODUZIONE RISERVATA