Bersani: «Nessun accordo sulle poltrone»
di Maria Berlinguer wROMA Pier Luigi Bersani smentisce di aver fatto degli accordi con i maggiorenti del partito per spartirsi dopo il voto cariche istituzionali, di governo o di partito. Nel giorno in cui Matteo Renzi invita i suoi sostenitori a non rispondere agli attacchi dei dirigenti nazionali del suo partito, il segretario del Pd assicura di non aver patteggiato né con Veltroni né con D'alema, né con nessun altro posti di ministro e presidenze. «Ho lavorato e lavoro per un partito unito, rinnnovato, contendibile e senza padroni perché ho una certa idea della democrazia in Itallia», dice. Quanto alle primarie che molti dirigenti del partito vorrebbero annullare Bersani assicura che si terranno e che saranno aperte. «Ho chiesto io le primarie aperte per la candidatura a premier anche in deroga al nostro Statuto, quindi voglio sgombrare il campo da cose che non esistono». Nel Pd però continua il "fuoco amico" della vecchia classe dirigente contro il sindaco rottamatore che ha deciso di sfidare il segretario, attaccando tutti i "big" del partito. Renzi dagli Usa dove è volato alla convention democratica sperando in una "foto opportunity", come maliziosamente ha detto D'Alema, non è affatto preoccupato. Anzi: «Chiedo ai miei amici di non rispondere piccati alle polemiche dei dirigenti nazionali del Pd. Ogni polemica di un dirigente contro di noi provoca l'apertura dai 5 ai 10 comitati che saranno con noi alle primarie», spiega Renzi. Nella stretta cerchia di Bersani, ma non solo in quella, è forte la preoccupazione per il consenso crescente del sindaco rottamatore. L'ultimo sondaggio dà Bersani al 56,5 dei consensi. «Renzi ha ragione su una cosa: è incredibile che il Pd sia retto da persone che erano nella federazione giovanile comunista di 40 anni fa. D'Alema, Veltroni, Bersani, loro certo» dice Massimo Cacciari. Per l'ex sindaco di Venezia Bersani non ha carisma ma ha più competenze di Renzi che è ancora «un oggetto misterioso». Il vero problema del Pd però non sono le primarie avverte Cacciari. «Dopo il voto il Pd si spaccherà perché è un esperimento fallito che mi è costato quindici anni di vita». Cacciari auspica un terzo candidato per le primarie che devono essere di partito. Ma, ripete, «la divisione vera è su Monti». ©RIPRODUZIONE RISERVATA