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di Vindice Lecis wROMA Monti chiede che le parti sociali dialoghino per giungere a un'intesa su crescita e produttività. Squinzi, presidente della Confindustria, apprezza ma avverte: ci sarà un autunno bollente, manca una politica industriale. Ma ammorbidisce la sua posizione al termine della riunione per il «clima costruttivo». Durante l'incontro con le imprese di ieri mattina, Monti ha insistito sulla necessità di un dialogo diretto tra imprese e sindacati con l'obiettivo di aumentare la produttività delle aziende italiane e promuovere così crescita e occupazione. Non fa cenno alla concertazione il presidente del Consiglio, facendo irritare i sindacati, ma insiste sul motivo conduttore delle sue esternazioni: è l'Europa a chiedercelo. Squinzi parla di «autunno bollente» alle porte mentre le imprese chiedono misure urgenti a sostegno dell'occupazione in caduta libera. Il primo atto è la «detassazione dei salari» per dare uno stimolo ai consumi e far ripartire la crescita. Dal governo giunge un apprezzamento ad alcune delle proposte contenute in un documento elaborato dalle imprese, impegnandosi «a intervenire su fattori di contesto fondamentali per la produttività e la competitività delle imprese come le infrastrutture». Il governo, nel comunicato diffuso al termine dell'incontro con le imprese, ricorda di avere intenzione di sbloccare investimenti per un totale di 50 miliardi di euro entro la fine della legislatura e ripropone i temi del decreto sviluppo. Vale a dire innovazione, ricerca, agenda digitale, semplificazione fiscale ed efficienza della macchina amministrativa. Il governo insiste sulla produttività, lasciando alle parti sociali il compito di programmarla e incentivarla ritagliandosi un ruolo di terzietà. «In affetti - si legge nella nota dell'esecutivo - oltre allo spread sugli interessi dei titoli di Stato, che incide negativamente sul costo del credito e sugli investimenti delle imprese, assume grande rilievo lo spread di produttività che altrettanto pesantemente incide sulla capacità competitiva azindale». Si definisce anche l'agenda che le parti sociali dovrebbero seguire: rafforzamento della contrattazione di secondo livello e legame forte tra salari e produttività. I sindacati martedì prossimo saranno ricevuti dal governo. A loro Monti indicherà interventi microeconomici, la formazione professionale, il rilancio dell'apprendistato, l'attivazione dei contratti di solidarietà. «L'autunno è già caldo, è bollente» incalza ancora Squinzi che chiede una politica industriale degna di questo nome mentre «per il momento questo non sta succedendo». Perchè, oltre alle vertenze drammatiche dell'Alcoa, dell'Ilva, della Carbosulcis, della Vynils, «ci sono migliaia di casi di piccole e medie aziende che stanno soffrendo, mediaticamente in silenzio, ma sono quelle che ci preoccupano di più». Tuttavia dopo l'incontro, la sua posizione si orienta a maggiore ottimismo. Ancora una stoccata la riserva al governo sulla riforma del lavoro, già bocciata nelle scorse settimane: «Non la giudichiamo in maniera positiva, perché ha tolto molta flessibilità in entrata senza dare una svolta alla flessibilità in uscita. E' stata un'occasione persa, anche se è ancora possibile intervenire per migliorarla». La strada maestra per Squinzi è, comunque, la detassazione dei salari e degli stipendi. Ma per il governo si profila di nuovo il fronte delle pensioni che il Pd minacciaa di riaprire in Parlamento. Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro, chiede che il governo cambi la riforma e affronti rapidamente il problema degli esodati. ©RIPRODUZIONE RISERVATA