Test d'ingresso a Medicina Un metodo nozionistico che non funziona più
Terminate le Olimpiadi ecco un'altra gara. Anche quest'anno, puntuali come le tasse (perdonate di questi tempi la battuta...), sono giunti i test di ingresso a Medicina. In tutta Italia migliaia di giovani, circa 77.000, si sono cimentati ieri. Purtroppo non sono l'unico ad esprimere perplessità sul numero chiuso e sui test che da anni si dimostrano un metodo fallace anche nei contenuti. Il Codacons ha chiesto al presidente del Consiglio e al ministro dell' Istruzione di rendere libero l'accesso alle facoltà universitarie, attendendo il parere della Corte Costituzionale che dovrà esprimersi in merito alla costituzionalità o meno del numero chiuso. Qualora la suprema Corte si esprimesse a favore dell'eliminazione del numero chiuso, il Codacons ha annunciato una class action da parte dei non ammessi. Anche alcuni assessorati regionali alla sanità hanno già chiesto l'eliminazione del numero chiuso. Non vorrei riprendere il quiz sulla "grattachecca di Sora Maria" proposto lo scorso anno alla Sapienza di Roma. Quest'anno gli ostacoli maggiori sono dipesi dalle domande di biologia e chimica: la cultura generale non è mai stata così specifica. I test dovrebbero decidere se io sono più qualificato, meglio predisposto, se insomma sarò più bravo di te come medico infermiere o ortottista o fisioterapista o dietista. Esistono test psico-attitudinaliche però sono imprecisi, costosi e richiedono molto tempo quindi, non sono applicabili. E allora si opta per una soluzione tutta italiana: i nostri test sono esclusivamente nozionistici. Il problema delle nostre facoltà di Medicina non è numero chiuso sì o no. Il problema è il metodo di scelta, i criteri con i quali sono formulate le domande. Ma chi se ne occupa? Una apposita commissione definita per decreto ministeriale. Per la quasi totalità si tratta di medici che non vivono nel mondo della medicina operativa ma nella ricerca. Persone che vivono nei laboratori, negli istituti, spesso universitari, e che non hanno mai guardato negli occhi un paziente. Sono colleghi utilissimi, anzi indispensabili, ma teorici rispetto alla pratica medica. Ma fare il medico vuol dire ascoltare il paziente, i suoi dubbi le sue paure. Una delle qualità essenziali del medico è l'interesse per l'uomo, in quanto il segreto della cura del paziente è averne cura. In tutta onestà, chi di noi potrebbe risostenere oggi gli esami universitari superandoli? Ma aumentando la provocazione: se dovessimo oggi ripetere l'esame di maturità siamo assolutamente certi di riuscire a superarlo? Le domande che vengono poste ai test di ammissione hanno la specificità che ci attendiamo da un esame universitario e non da un test selettivo. Perché, le domande, selettive non sono. All'università possono teoricamente accedere tutti i diplomati di tutte le scuole. Tutti, non una ristretta parte. E le domande poste (documentatevi) non rientrano nei programmi degli studi superiori se non in maniera marginale. Signor ministro, ascolti quante voci le dicono di cambiare. La "grattachecca di Sora Maria" lasciamola ai giochi a premi. Nel 1895, dopo i test, Albert Einstein non fu ammesso al Politecnico di Zurigo. Ma ai tempi, se valevi potevi avere un'altra chance. Oggi no. Oggi se non sei laureato non puoi emergere, perché non hai la qualifica per esercitare la professione. Oggi lo studente dotato non potrebbe diventare Albert Einstein. E io preferisco mille volte offrire la possibilità a un novello Einstein di dimostrare ciò che sa fare, piuttosto che farmi assistere da mediocri professionisti che però sanno tutto sulla "grattachecca di Sora Maria". *docente di Medicina del Lavoro, Univ. di Pavia