Mal di pancia e stress, un boom
di Maria Grazia Piccaluga wPAVIA Un dolore invisibile, difficile da localizzare. Proprio per questo fonte di ansia e stress. Quello che gli esperti chiamano "dolore viscerale", un mal di pancia che spaventa proprio perché non ha una origine apparente, è una delle principali cause di accesso al pronto soccorso degli ospedali. E riguarda soprattutto le donne. L'hanno affrontato i 7mila medici riuniti a Milano per il quattordicesimo congresso mondiale sul dolore. Ai lavori ha partecipato anche lo staff del San Matteo, coordinato da Massimo Allegri. Un gruppo di ricerca che porta avanti, tra gli altri, anche l'innovativo filone della genetica. Un settore di indagine apprezzato tanto che il presidente dell'associazione internazionale di studi sul dolore (Iasp), Fernando Cervero (Università di Montreal in Canada) ha annunciato che nel 2013 sarà al San Matteo, ad aprire i lavori del congresso pavese. Questo tipo di dolore su cui indaga la comunità scientifica non si cura solo con la terapia farmacologica. Serve un sopporto psico-sociale. «Esiste una paura innata per il dolore viscerale. Crea molta più angoscia di un dolore localizzato per il quale la causa è ben visibile – dice Allegri –. La tendenza a rimuginare sulla propria sofferenza inoltre scatena reazioni a catena di natura psicosomatica, il paziente amplifica le sensazioni negative, enfatizza la situazione, la ingigantisce». E il mal di pancia non tenuto a bada scatena quello che gli addetti ai lavori chiamato "effetto catastrofe". Scavalla, sconfina in un ambito in cui la medicina ancora arranca. Per questo il congresso ha creato una task force internazionale che dal 22 ottobre, per un anno, indagherà cause e conseguenze del dolore viscerale. Ricercatori e clinici hanno assunto l'impegno di sollecitare la comunità scientifica a compiere studi e avanzamenti sul fronte della ricerca e della pratica clinica. Il 31% del dolore viscerale percepito è infatti determinato da un mix di fattori personali e ambientali: ansia e paura, ambienta familiare e lavorativo conflittuali, status e condizione economica contribuiscono a peggiorare il senso di dolore. «Oggi sono disponibili tecniche e trattamenti anche psicosociali per gestire il dolore – spiegano gli esperti – ma sono sottoutilizzati, con il risultato di esporre i pazienti a sofferenze inutili». L'obiettivo è agire sulle leve psicologiche e sociali del paziente. Alcuni lavori recenti, presentati anche l'altro giorno al congresso, hanno messo in evidenza le diverse risposte al dolore fra uomini e donne. « Le aree emotive del cervello sono più attive nelle donne rispetto agli uomini – dicono gli esperti – ma sono necessari ulteriori studi per comprendere le cause della loro diversa sofferenza. Gli studi futuri si focalizzeraano sul comportamento dei neurotrasmettitori del cervello».