Galleria Manzoni, zona calda
PAVIA Sotto le telecamere svolgono le contrattazioni, si accordano. Poi svoltano l'angolo, dove sanno di non essere filmati, e si passano la merce. Droga e soldi sfilati da una tasca per entrare furtivamente in un'altra. A volte sotto gli occhi dei passanti. E' una maggioranza nordafricana quella che ha colonizzato la Galleria Manzoni, cinquanta metri tra corso Manzoni e il Ticinello. Staziona giorno e notte all'ingresso. Residenti e commercianti hanno sottoscritto e inviato esposti su esposti alle forze dell'ordine. Si sono autotassati per pagare due vigilantes con la speranza che la loro presenza contribuisse a ridurre il degrado, gli schiamazzi, le bottiglie svuotate e poi abbandonate. Hanno fatto installare le telecamere. Alcuni di loro per entrare in casa preferiscono passare dai garage sotterranei. La Galleria l'anno scorso è stata anche sorvegliata speciale della Polizia Municipale. Chi abita in zona, e chiede alle autorità di intervenire, segnala da tempo la poco rassicurante frequentazione tra gli spacciatori e gli studenti delle scuole superiori. I ragazzi, che verso le 8 del mattino scendono verso il Ticinello si incontrano con i pushers. Hashish e marijuana che consumano prima ancora di entrare in aula. «Qui aleggia sempre, alle prime ore del mattino, un odore inconfondibile, si fanno le vanne poi vanno a scuola» dicono i residenti. Ma lo spaccio è diversificato. Gli studenti minorenni non sono gli unici clienti degli spacciatori nordafricani. E non c'è solo lo spaccio a preoccupare chi vive nella zona dove molti negozi hanno cambiato pelle: call center, supermercati etnici e bar stanno scalzando parrucchieri e cartolerie. Al mattino bisogna raccogliere bottiglie vuote, carta, mozziconi di sigarette, sporcizia. Qualcuno punta il dito e accusa: «Questa zona si sta trasformando in una piccola qasba». L'altra sera anche Said El Fatni bazzicava in zona, in corso Manzoni. Conosceva la zona, la usava come una delle sue basi di spaccio. E' lì che è stato intercettato dai carabinieri che lo tenevano d'occhio da tempo. (m.g.p.)