Bandiera bianca sulla città: perchè «così fan tutti»!

segue dalla prima pagina Non accade solo nelle nostre vallate in queste settimane di vendemmia. Sta accadendo persino nella civilissima Saluzzo, vale a dire nelle domestiche vicinanze di quel Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, che con l'iniziativa di TerraMadre cerca da anni di avvicinare la nostra postmodernità alla dura realtà dei contadini del Terzo Mondo. Il Terzo Mondo, e non da ora, è giunto in visita qui da noi. Spesso offre le sue braccia per lavori che i nostri connazionali non accettano più. Tuttavia regolarmente ci dimostriamo impreparati ad accogliere questi lavoratori. A organizzare le situazioni con regole chiare e rispettose. Ogni volta siamo sorpresi. E alle nostre carenze rispondiamo con quella che ormai è la formula di giustificazione che sta imperversando nel Bel Paese: "Arrendiamoci. Così fan tutti…". Altro esempio? Nel capoluogo della provincia, nella Pavia che accoglie più di ventimila studenti universitari, chiudono altri due cinema che per anni hanno retto la proposta di film di qualità. Ormai in città è attivo un solo cinema, il Politeama. Dal Mezzabarba il sindaco di Pavia commenta, in soldoni, che bisogna rassegnarsi poiché la tendenza all'emigrazione dei cinema, dal cuore delle città alle multisale dei centri commerciali, è ineluttabile. E' il trend impostosi negli ultimi anni. A livello generale è sicuramente così, ma davvero una città come Pavia non ha, anche su questo fronte, qualche chance in più da giocare, con la sua vasta popolazione universitaria, rispetto a città come Asti o Alessandria, Cremona o Vercelli? Invece ci si arrende. Non solo le istituzioni ma anche quella cosiddetta società civile che è brava a raccogliere tante firme ma poi – al momento di dare risposte concrete a una sfida difficile, e dunque tracciare un business plan di sostenibilità per fare vivere alcuni cinema in città, analizzare bandi per eventuali finanziamenti, trovare forme nuove di iniziativa – balbetta. E così ci si arrende. Vince, su ogni fronte, il "Così fan tutti..". Quasi che le cose accadesserosotto l'azione di una bacchetta magica mossa dal vento e non invece secondo lo spirare dei venti che soffiano sulle nostre teste. Venti che spesso spingono per marginalizzare ogni autentico momento di vita culturale, ogni possibile aggregazione sociale, sulla base di scenari urbanistici che decidono e spostano le funzioni urbane come operassero su una scacchiera virtuale non popolata da gente reale. Scenari dove a dominare è la legge del più forte (economicamente) e del più spregiudicato (finché qualcuno gli copre le spalle e non mette a nudo le scorciatoie con cui si è aperto la strada). Eppure le cose accadute sotto i nostri occhi, inerenti al dossier "cinema", non sono avvenute in universi paralleli. Il progetto di multisala e di parcheggio nell'ex-ortomercato di via Oberdan, a Pavia, tenuto a bagnomaria per dodici anni e poi lasciato cadere, e la saettante traiettoria della multisala realizzata a San Martino non appartengono a mondi separati. Tutto è vicino, connesso e ci riguarda tutti. La questione degli immigrati temporanei per la vendemmia pone ancora una volta il problema dell'accoglienza e delle indispensabili regole da condividere, dall'una e dall'altra parte. A meno di voler fare di tanti spazi cittadini quella terra di nessuno che è arrivata a lambire, di fiamme stavolta, lo stesso Policlinico. E la faccenda dei cinema, ad esempio, potrebbe suggerire qualcosa su un centro storico che sta vivendo un degrado, soprattutto la sera, nelle più elementari regole di convivenza. Uno stato di cose che oltrepassa il confine del disagio sociale e sta pericolosamente diventando epidemia di inciviltà, infittirsi di prevaricazioni e di gesti di violenza, inabissamento della qualità di vita degli abitanti. Davvero, su tutti questi fronti, non c'è altra strada da percorrere che non sia l'innalzare bandiera bianca all'insegna del "così fan tutti"?