PIOVE FANGO DAI CIELI D'ITALIA

di LUIGI VICINANZA E'il nostro peccato originale. E' la malattia ereditaria di una democrazia immatura. Il sospetto, la trama torbida, il veleno diffuso nel corpo sociale come se fosse un ricostituente. Definiscilo come vuoi. Ma una febbre fa tremare il nostro paese, dal Brennero alla Sicilia, ogni qual volta si profila una svolta; allorquando l'Italia prova a farsi più europea sforzandosi di dotarsi di un sistema politico un po' più decente. Una storia fosca si ripete da oltre mezzo secolo, da quel "tintinnar di sciabole" con cui agli albori degli anni Sessanta del secolo scorso si volle condizionare i primi governi a partecipazione socialista. E' la paura delle riforme, della modernizzazione, del ridimensionamento del potere di gruppi affaristici. Il bersaglio di oggi è il Quirinale e il suo inquilino pro tempore, Giorgio Napolitano, l'accorto regista di una transizione dal berlusconismo agonizzante al governo dei tecnici in grado di trattare con le capitali europee che contano. Il momento più delicato del suo settennato presidenziale sta paradossalmente coincidendo con il più ingiusto degli accostamenti, con il tirarlo in ballo nella trattativa Stato-mafia che sarebbe avvenuta tra il 1992 e il 1994. Con quella pagina oscura – va detto con chiarezza – Napolitano non c'entra nulla. Tutto il sofisticato dibattito sulla legittimità o meno delle intercettazioni telefoniche tra lo stesso Napolitano e Nicola Mancino non può prescindere da questo punto: con la mafia lui non c'azzecca nulla, per dirla con Tonino Di Pietro che pure non è affatto tenero con il Presidente. Tuttavia da settimane il contenuto delle telefonate intercettate tra il Quirinale e Nicola Mancino è diventato un segreto prezioso quasi quanto il terzo mistero di Fatima. A svelarcelo ci si sono messi d'impegno i giornali che fanno capo all'editore Berlusconi riportando brani di ipotetici giudizi politici espressi dal Presidente della Repubblica. E' l'ultimo tassello di una azione con più protagonisti. Un inquietante messaggio al paese e alla sua istituzione più alta: attenzione, gli ultimi mesi del mandato rischiano di consumarsi in una lunga delegittimante campagna elettorale. Al punto da spingere il Quirinale a reagire con una nota fuori dal comune: non sono ricattabile, è costretto a ribadire il presidente. La chiamano macchina del fango, sistema già sperimentato purtroppo con qualche successo, come nel caso di Dino Boffo, l'allora direttore del quotidiano dei vescovi "Avvenire", reo di aver criticato un Berlusconi al culmine del consenso. Il vero non conta; si persegue l'obiettivo. Schizzo dopo schizzo, qualcosa resterà in circuito inquinando il dibattito pubblico. Accade così da troppo tempo. Una malapolitica – infarcita di scandali, sprechi, ruberie, falsità – che scava il solco tra cittadini e istituzioni della democrazia rappresentativa. Tutto sembra marcio, tutti sembrano uguali, tutti sembrano avere le stesse responsabilità. Chi ci ha portato al disastro economico di cui milioni di italiani patiscono le conseguenze e chi ha provato a porvi rimedio. Questa ingiusta equazione sta provocando una secessione silenziosa nel nostro paese: la secessione tra cittadini e democrazia. «Dai cieli d'Italia piove fango e a palle di fango si gioca in questi giorni; e il fango si impiastra dappertutto sulle facce pallide e violente sia degli assaliti che degli assalitori…» scrive Luigi Pirandello nel suo romanzo storico "I vecchi e i giovani". Tutti indistintamente tirati nella melma, i giusti e gli ingiusti. E' questo che vogliamo? l.vicinanza@finegil.it ©RIPRODUZIONE RISERVATA