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di Maria Berlinguer wROMA «La pretesa, da qualsiasi parte provenga, di poter ricattare il Capo dello Stato è risibile». Il Quirinale respinge con forza «ogni torbida manovra destabilizzante», dopo l'articolo pubblicato dal settimanale berlusconiano «Panorama» sulle intercettazioni delle telefonate tra Giorgio Napolitano e l'ex ministro Nicola Mancino. E mentre tutta la stampa di destra monta il caso sulla falsariga del trattamento riservato in passato all'ex direttore di Avvenire, Dino Boffo e a Gianfranco Fini, il capo dello Stato lancia un accorato appello. «A chiunque abbia a cuore la difesa del corretto svolgimento della vita democratica spetta respingere ogni torbida manovra destabilizzante». Il Colle «non ha nulla da nascondere e terrà fede ai suoi doveri istituzionali», avverte Napolitano. La presidenza della Repubblica è attaccata con «una campagna di insinuazioni e di sospetti che ha raggiunto il suo apice con il clamoroso tentativo di alcuni periodici e quotidiani di spacciare come veritiere alcune ricostruzioni delle conversazioni intercettate tra il Capo dello Stato e il senatore Nicola Mancino, alle tante manipolazioni si aggiungono così autentici falsi», avverte il Colle. Quello che sta avvenendo del resto conferma «l'assoluta obiettività e correttezza della scelta compiuta dal presidente della Repubblica di ricorrere alla Corte costituzionale a tutela non della sua persona ma delle prerogative proprie dell'istituzione». La procura di Palermo annuncia l'intenzione di disporre accertamenti sulla possibile fuga di notizie ma per bocca del pm Messineo precisa che questo non significa «attribuire validità alle notizie che sono state diffuse». Napolitano incassa la solidarietà di Gianfranco Fini e Renato Schifani e del Csm. Il Consiglio superiore della magistratura esprime «piena solidarietà al capo dello Stato oggetto da tempo di attacchi tanto infondati quanto strumentali». «Chi offende Giorgio Napolitano offende il popolo italiano», avverte il ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri. Nel pomeriggio salgono il presidente del Copasir Massimo D'Alema e Gianni Letta. «Mi sono recato al Quirinale per esprimere al presidente Napolitano la mia personale solidarietà e per smentire certe ricostruzioni arbitrarie e ingiuste, comunque assolutamente lontane dalla verità», precisa l'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Già, le ricostruzioni. Ma cosa ha scritto «Panorama»? Il settimanale denuncia un «ricatto» contro Napolitano ma non si azzarda a pubblicare i testi delle telefonate del capo dello Stato. Ne ricostruisce però i contenuti, citando gli interrogativi usciti su altre testate, «Il Fatto» in primis, glissando sul fatto che il primo «non ci sto» Napolitano lo ha pronunciato prorio a seguito di un articolo di «Panorama» del 18 giugno. In ogni caso si racconta che Napolitano parlando in novembre con Mancino, intercettato dai pm di Palermo sulla presunta trattativa Stato-Mafia, si sia lasciato sfuggire giudizi poco lusinghieri su Silvio Berlusconi, Antonio Di Pietro e i pm di Palermo. Al Cavaliere, appena sostituito da Monti a palazzo Chigi, Napolitano avrebbe attribuito la responsabilità di avere compromesso l'immagine dell'Italia nel mondo, confermando il proprio sollievo per la sua uscita da palazzo Chigi. Giudizi severi anche sull'ex pm di Mani pulite e sui pm palermitani. Tutto qui? Sì. L'obiettivo sembra quello di mettere in difficoltà il capo dello Stato, appannando una delle poche personalità del mondo politico che ancora gode di credibilità e prestigio non solo in Italia ma nelle capitali dell'Europa e del mondo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA