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Fatti pochi, eppur si tratta. Per descrivere cosa stia succedendo davvero in queste ore sul fronte della legge elettorale bisogna distinguere due piani: quello dei "fatti" e quello della "trattativa". Su quello dei fatti è avvenuto poco o nulla. Il Comitato ristretto incaricato dai vertici del Senato di mettere a punto un testo base da proporre per l'Aula si chiude con un nulla di fatto e con un rinvio a mercoledì prossimo, 5 settembre. A parole quasi tutti, a cominciare dai relatori Enzo Bianco (Pd) e Lucio Malan (Pdl), si dicono ottimisti. Ma, al di là dell'elencazione delle diverse posizioni dei vari partiti, non viene fatto nient'altro. Ed è difficile persino capire quale sia l'oggetto reale del contendere. Collegi o preferenze, premio al partito o alla coalizione, del 10 o del 15 per cento. Difficile capire furbizie e intenzioni reali dei vari partiti, Pdl e Pd in testa. Fra i democratici c'è chi è pronto a giurare che la trattativa vera non comincerà prima del 15 settembre. Anche se il presidente del Senato, Renato Schifani, si è detto fiducioso che sarà presto raggiunta una «ampia intesa».