Il decreto Balduzzi rischia già di saltare

di Maria Rosa Tomasello wROMA Bersagliato dalle critiche dei partiti, attaccato dai sindacati e dalle categorie, dai tabaccai ai produttori di bibite, la mini-riforma della Sanità firmata dal ministro Renato Balduzzi si arena ancora prima di arrivare, venerdì prossimo, in Consiglio dei ministri. Le perplessità che determinano lo stop improvviso emergono durante il pre-consiglio dei ministri, quando tra i tecnici che esaminano il testo emergono da parte dei dirigenti di alcuni dicasteri dubbi di costituzionalità, di merito – in particolare sulla tassazione delle bibite gassate e zuccherate – e di copertura. Non basta la «benedizione» del presidente della Cei Angelo Bagnasco alle misure contro il gioco d'azzardo «che spinge a giocarsi tutto sulla fortuna». Davanti alla frenata, la prima ipotesi è quella di "spacchettare" il testo, dividendolo in due provvedimenti distinti: un decreto per gli articoli "sicuri", un disegno di legge per le norme restanti, soprattutto quelle per le quali non esiste il requisito dell'urgenza, la cui mancanza fa storcere il naso dentro il Pdl. In alternativa, si valuta la possibilità di rinviare il dossier o di andare avanti, ma con la formula «salvo-intese». Passano poche ore dall'inciampo imprevisto e Balduzzi precisa: nessuna divisione nel governo, solo «questioni tecniche» legate alla discussione finale tra gli uffici legislativi. Ma il ministro si dice «sereno»: «L'ipotesi era di portare il decreto in Cdm venerdì e resta il mio impegno, ma se ci fosse qualche cambiamento e una dilazione di qualche giorno per ragioni tecniche non sarebbe un problema». Dichiarazioni che seguono quelle rilasciate al mattino quando Balduzzi, ancora convinto del varo del provvedimento, aveva auspicato in Parlamento «due letture vere, ma senza che il testo sia stravolto». Per il ministro nessun problema di copertura: «La maggior parte delle disposizioni sono senza oneri, alcune consentono entrate e alcune limitate disposizioni comportano oneri, ma così com'è il decreto è compensato». E a chi accusa il governo di proibizionismo replica: «C'è un trend preoccupante delle dipendenze su alcuni dei più importanti fattori di rischio, dal tabagismo alle cattive abitudini alimentari, al gioco d'azzardo». Il governo però, assicura, non si muove nell'ottica di uno "Stato etico": «Ma i poteri pubblici devono dare messaggi di responsabilità: non dire ai cittadini come si vive, ma informarli sulle conseguenze». Anche se con la tassa sulle bevande e sui superalcolici, spiega, lo Stato incasserà ogni anno 250 milioni di euro. Ma la difesa d'ufficio non convince. La Cgil parla di «proposte confuse, presentate senza un confronto trasparente» e chiede modifiche alla norma sulla non-autosufficienza, la Cisl di piano «evanescente» e bolla come «scoop mediatico» la tassa sulle bevande, la Uil di riforma che «elude i veri problemi». Ma tornano ad attaccare anche i partiti, che denunciano un nuovo tentativo di «fare cassa» con nuovi balzelli: «Speriamo che i professori non tassino anche il sesso» fa ironico Guido Crosetto, mentre Maurizio Gasparri che annuncia «proposte severe» e chiede di «non usare pretesti per imporre altre tasse». Boccia il provvedimento come «inutile e dannoso» Enzo Raisi, di Fli, e Roberto Maroni, leader della Lega definisce l'iniziativa «strampalata» per l'Idv si tratta solo di «spot e belle promesse». ©RIPRODUZIONE RISERVATA