Siria, è strage di civili Assad: non ci fermeremo
ROMA La guerra civile scrive in Siria la storia del giorno più tragico: un massacro senza precedenti, con cadaveri smembrati e dati alle fiamme, donne e bambini innocenti uccisi senza pietà, è avvenuto a Daraya, città satellite della capitale. L'opposizione siriana denuncia la mattanza dei civili inermi sotto i bombardamenti, i colpi dei cecchini e dell'artiglieria, le esecuzioni sommarie: secondo i comitati locali, 440 persone sono state ammazzate sabato in Siria, 300 delle quali a Daraya, mentre l'Osservatorio per i diritti umani parla di 370 persone uccise, delle quali almeno 200 nella città alle porte di Damasco, sotto assedio dal 20 agosto. I corpi straziati sono stati avvolti in sudari insanguinati e allineati in fosse comuni, uno scenario da incubo in cui ribelli e regime si accusano a vicenda delle stragi. Nel mattatoio siriano 25 mila persone sono morte dall'inizio della rivolta, nel marzo del 2011, ma il presidente Bashar al Assad non è intenzionato ad arretrare: «Il popolo siriano non permetterà al complotto di raggiungere i suoi obiettivi e lo sconfiggerà a qualunque prezzo – ha detto durante un colloquio con un emissario dell'alleato Iran – ciò che sta avvenendo ha come bersaglio non solo la Siria, ma l'intera regione. La Siria continuerà la sua strategia di resistenza a dispetto della collaborazione tra i Paesi occidentali e alcuni Stati della regione per farle cambiare posizione». La «cospirazione» straniera, secondo Assad, sarebbe stata ordita da Paesi come Arabia Saudita, Qatar e Turchia, accusati di finanziare e armare i ribelli contro l'esercito regolare che, mentre la popolazione piange i suoi morti, celebra i propri successi: «A Daraya i terroristi sono stati cancellati» ha festeggiato ieri la tv di Stato, annunciando vittorie trionfali anche ad Aleppo e a Dayr az Zor. Gli attivisti dei comitati, invece, accusano il regime di aver sterminato centinaia di civili: «A Daraya i corpi di circa 210 persone sono stati rinvenuti con fori di arma da fuoco alla testa e al collo, intere famiglie sono state sterminate nelle loro case – ha detto un responsabile dei comitati locali – dentro e nei pressi della moschea Abu Sleiman Darani sono stati rinvenuti 156 corpi, di questi 19 sono donne e tre sono bambini». Il massacro «metodico», ha spiegato, è cominciato sabato, dopo che l'Esercito libero siriano si è ritirato: «Daraya è isolata, senza medicine, acqua e cibo: una situazione umanitaria disperata». A Damasco, intanto, è riapparso ieri dopo settimane il vice presidente Faruk al-Sharaa, che ha smentito con la sua presenza le voci che lo davano in fuga a Damasco: il vice presidente, apparso «serio in volto», è stato visto dai giornalisti stranieri presenti nella capitale mentre scendeva dalla sua auto per entrare nell'ufficio in cui era in programma l'incontro con l'inviato di Teheran. Ma le defezioni continuano: è fuggito in Giordania il generale di brigata Mohamed Musa al Khayrat, capo della settima divisione fanteria, mentre il capo dell'intelligence aeronautica Jamil Hassan è stato assassinato da uno dei suoi collaboratori passato all'opposizione. (m.r.t.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA