Reato e l'esordio «In questo Pavia posso crescere»

Il Pavia gioca un'altra amichevole questo pomeriggio alle 16 al Fortunati contro il Gozzano, formazione di serie D. Un test in vista della seconda gara di Coppa Italia, quella programmata sempre al Fortunati mercoledì alle 17 contro il Savona (in occasione della partita con i liguri verrà aperta la tribuna centrale (15€ + diritti di prevendita) e la Curva Ardizzone (5€ + diritti di prevendita). Ieri la squadra ha sostenuto una doppia seduta di allenamento. Lavoro a parte per Gaetano Capogrosso, Gabriele Puccio, Giacomo Beretta e Cèsar Meza Colli, alle prese con il recupero dai rispettivi infortuni, mentre non si è allenato Raffaele D'Orsi (foto), che ha accusato una forma influenzale con infezione alla gola (che lo ha costretto a saltare la gara contro l'Alessandria in Coppa Italia) e tornerà disponibile tra dieci giorni. Si è invece regolarmente allenato con la squadra Andrea D'Errico, che ha pienamente recuperato dall'infortunio muscolare che lo ha tenuto fuori a lungo. di Luca Simeone wPAVIA Era arrivato in punta di piedi un anno fa, dalla Berretti del Milan, con un ginocchio ancora fuori posto per uno stiramento non curato a dovere del legamento collaterale. Ma ci ha messo poco tempo Fabio Reato, aquilano classe '93, trapiantato a Milano da quando aveva 14 anni, per farsi apprezzare. Pergolizzi lo portò nel giro della prima squadra, e su di lui ha messo gli occhi anche il Cesena, che questa estate ne ha rilevato metà cartellino. Domenica scorsa, dopo qualche panchina nella passata stagione, l'esordio nella gara di Coppa Italia contro l'Alessandria. «Emozionato? No, ero abbastanza tranquillo – dice il giovane difensore – anche perché mister Roselli non ci mette pressione. E poi mi hanno aiutato i compagni, in particolare Gianluca Fasano». Cresciuto in Abruzzo nel Valle Aterno, a 14 anni Reato è stato adocchiato dal Milan che lo ha inserito nelle giovanili. «Vivevo in collegio ed è stata un'esperienza bellissima – racconta – il Milan ci teneva molto che studiassimo anche, e se le cose non andavano per il verso giusto il tutor segnalava la cosa alla società. Io comunque sono stato sempre tranquillo». E infatti quest'anno Fabio si è regolarmente diplomato, e sta facendo un pensierino a proseguire con l'università. «Non è stato facile l'anno scorso conciliare lo studio e il calcio, anche se mi concedevano di saltare gli allenamenti di mattina perché dovevo studiare». L'idea di andare avanti con gli studi è venuta fuori anche parlandone con D'Orsi (che è iscritto all'università) partito come titolare proprio nel ruolo in cui gioca Reato, centrale di difesa. Ma nonostante che i due siano in concorrenza per una maglia, D'Orsi è proprio il compagno con cui Reato ha legato di più: «Ci troviamo spesso, una volta finito l'allenamento, anche con Meregalli», altro difensore con cui Reato si gioca il posto. Al Pavia lo ha portato Roberto Di Paola, responsabile del settore giovanile azzurro: «Venne a vedere la semifinale del campionato Berretti contro il Napoli e mi prese». E ora è in comproprietà con il Cesena: «Non mi aspettavo che acquistasse metà cartellino, ma comunque so che devo fare bene qui al Pavia, anche perché il Cesena ci mette poco a mollarti». L'obiettivo è anzitutto «dimostrare che sono affidabile e poi crescere, con l'aiuto dei compagni: nella passata stagione lo faceva soprattutto Riccardo Fissore. Mi è dispiaciuto tantissimo della squalifica. La sua vicenda? Posso dire che quello che ho conosciuto io è una persona eccezionale. Come Mavillo Gheller». A L'Aquila ci torna meno di prima («una volta ci andavo spesso, ora solo per le feste») e Fabio Reato mostra una maturità superiore di altri coetanei. «Il mio modello è sempre stato Nesta. Il colpo di testa è un mio punto di forza, ma devo migliorare ancora in tante cose. A partire da quello che ci dice sempre il mister: giocare la palla, anche in difesa, farla girare per cercare sempre la soluzione giusta». Reato, giovane tra tanti giovani in questo Pavia: «Ma di qualità. L'importante è seguire i più esperti e il mister, il nostro punto di riferimento». ©RIPRODUZIONE RISERVATA