Caccia ai killer del boss La pista: sgarro tra clan
TERRACINA Una decina di colpi in tutto, al torace e sul volto. E quando Gaetano Marino si è accasciato a terra tra le auto parcheggiate sul lungomare di Terracina è arrivato il colpo di grazia dietro la nuca. Così è morto giovedì pomeriggio l'esponente di spicco del clan camorrista napoletano degli Scissionisti, attirato in una trappola.Marino, in costume e ciabatte, era davanti al noto stabilimento balneare Sirenella con un amico e suo figlio, che sono riusciti a mettersi in salvo fuggendo verso la spiaggia mentre lui veniva ucciso a bruciapelo da due killer a bordo di una Punto grigia. Uno è sceso dall'auto, si è avvicinato al boss e ha sparato. Poi è risalito e l'utilitaria è fuggita a tutta velocità. Ed è proprio dalla Punto grigia individuata da alcuni testimoni dell'agguato che ieri è partita la caccia agli assassini. Secondo gli inquirenti l'esecuzione non è stata progettata a Terracina ed è «altamente probabile» che i killer siano venuti da Napoli. Questo perché nella località balneare, il boss ucciso non aveva interessi economici, né imprenditoriali, né tantomeno una seconda abitazione. Anche se non era la prima volta che soggiornava nella cittadina per brevi periodi di vacanza, ma sempre in albergo. L'ipotesi più accreditata è una vendetta per un ipotetico sgarro tra clan camorristi napoletani. Le località balneari in provincia di Latina, come Sabaudia, San Felice Circeo o Sperlonga, sovente vengono scelte da molti boss della camorra per trascorrere le vacanze estive. Questo al di là delle infiltrazioni malavitose pur presenti nel sud pontino che, in questo caso, secondo gli investigatori, niente hanno a che fare con l'esecuzione di Marino. «L'episodio è circoscritto alla lotta tra clan in un territorio che non è certamente quello di Terracina» ha dichiarato anche il sindaco Nicola Procaccini. Mentre l'esecuzione di giovedì dimostra come «sul litorale pontino sia vera emergenza criminalità» secondo l'associazione antimafia «Libera»: «Ormai - spiega Libera - l'agro pontino è diventato la nuova sede sociale e operativa per il capitale economico delle mafie e in particolar modo dei casalesi e di clan dell'area napoletana». In allarme anche i segretari regionali e provinciali di Cgil, Cisl e Uil che hanno indetto una fiaccolata contro tutte le mafie: «Siamo ben oltre l'emergenza criminalità».