New York, caos e terrore Licenziato uccide l'ex capo
di Andrea Visconti wNEW YORK L'Empire State Building, uno dei monumenti simbolo di Manhattan, affollato da migliaia di turisti. Una limpida giornata di settembre. Un uomo che spara prima ad un bersaglio e poi all'impazzata tra i passanti. Il primo pensiero va ad un altro settembre, quello di 11 anni fa, e all'ipotesi di un attentato terroristico. Nel cuore di Manhattan è panico e caos e il modo in cui New York ha reagito alla sparatoria accanto al grattacielo più noto della Grande Mela rivela quanto la città non si sia ancora ripresa dallo choc della strage del World Trade Center. Si sente sempre e costantemente nel mirino di potenziali attentati e bastano alcuni colpi di pistola per pensare al peggio. Stavolta non di terrorismo internazionale si è trattato ma della follia omicida di un uomo disperato che aveva perso il lavoro. Erano appena passate le nove quando il cinquantottenne Jeffrey Johnson ha sparato tre colpi di pistola uccidendo il suo ex boss, Steven Ercolino. Johnson si è allontanato di corsa ma alcuni agenti di polizia in borghese lo hanno inseguito e hanno fatto fuoco uccidendolo. Nel corso della sparatoria sono partiti numerosi colpi alcuni dei quali hanno ferito nove passanti che in quel momento si trovavano vicino all'Empire State Building. La vittima, Steven Ercolino, quarantun'anni, era il vicepresidente di Hazan Imports, una società di accessori d'abbigliamento con sede sulla 33sima Strada, proprio accanto al notissimo grattacielo nonché meta di parecchi milioni di turisti all'anno. Johnson aveva lavorato per la Hazan per otto anni ma lo scorso anno era stato licenziato nell'ambito di una ristrutturazione della ditta. Fuori di sè per essere stato messo alla porta, Johnson aveva già avuto in passato diverbi con Ercolino che nei suoi confronti aveva ottenuto un ordine restrittivo: a Johnson era stato impedito di avvicinarsi al manager italo-americano. Ma non è chiaro perché proprio ieri la furia omicida di Johnson si sia materializzata. Fatto sta che non si è trattato di un improvviso raptus. L'uomo si era recato nel cuore pulsante di Manhattan in un'ora di massimo affollamento con una pistola semiautomatica calibro .45 in una borsa nera. Davanti al portone del numero 11 sulla 33sima Strada ha aspettato che il suo ex boss arrivasse al lavoro. Da una prima ricostruzione degli eventi sembra che abbia fatto fuoco non appena l'ha visto.Tre colpi uno di seguito all'altro, uno ha colpito Ercolino alla testa, uccidendolo. Poi la fuga. Johnson è corso oltre la Quinta Strada ma alcuni operai di un'impresa di costruzioni l'hanno inseguito allertando immediatamente alcuni poliziotti in borghese il cui compito è precisamente di assicurare che l'Empire State Building non sia bersaglio di un attacco terroristico. Uno degli agenti ha estratto la pistola e sparato colpendo Johnson che si è riversato sul ciglio della strada in un bagno di sangue. In cima all'Empire migliaia di turisti già affollavano la terrazza panoramica. Ma dall‘86simo piano nessuno poteva rendersi conto di che cosa stesse avvenendo a livello strada. Fino a quando gli agenti di sicurezza del grattacielo non hanno ordinato l'evacuazione. ©RIPRODUZIONE RISERVATA