Agguato in spiaggia al boss camorrista

TERRACINA Gli hanno sparato in spiaggia, in mezzo a una folla di bagnanti in preda al panico. Il boss della Camorra Gaetano Marino, 48 anni, è stato ucciso ieri pomeriggio sul litorale di Terracina con sei colpi di pistola in un agguato che ha tutte le cataratteristiche dell'esecuzione. Con numerosi precedenti, la vittima, napoletana, del clan degli Scissionisti, era detto «moncherino» per la mancanza di entrambe le mani. L'agguato è avvenuto vicino allo stabilimento «La Sirenella» dove era in vacanza con la famiglia. Secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stato chiamato al telefono mentre si trovava in spiaggia e, ancora in costume, sarebbe salito all'ingresso dello stabilimento balneare. Là, secondo i testimoni ascoltati dagli investigatori, è stato avvicinato da due killer che hanno esploso numerosi colpi in rapida successione da una pistola semiautomatica e poi sono fuggiti a bordo di un'auto. «Da quello che mi è parso di vedere - ha raccontato un testimone su un blog cittadino - sembra proprio che gli abbiano sparato in faccia e comunque giaceva in un lago di sangue. Il corpo era davanti addossato allo sportello di un'automobile ai lati della strada». Tra le persone interrogate ci sarebbe anche uno dei due «guardiaspalle» che accompagnavano il boss e il fatto che avesse una sorta di scorta, fa ipotizzare agli inquirenti che Marino sapeva di essere sotto tiro, come se fosse in atto una guerra interna, forse una scissione all'interno degli Scissionisti. Gaetano Marino nel febbraio scorso era balzato all'attenzione del grande pubblico per la sua partecipazione nel 2010 a un programma di Raidue nel corso del quale la figlia aveva cantato una canzone per lui. Un assurdo omaggio al boss che non era sfuggito allo scrittore Roberto Saviano che aveva denunciato l'episodio ricordando il lugubre curriculum criminale di Marino: «E' ai vertici degli Scissionisti». Gaetano era infatti fratello di Gennaro, attualmente detenuto in regime di 41 bis e artefice della scissione del 2004 dal clan Di Lauro, che provocò decine e decine di morti tra i quartieri Scampia e Secondigliano di Napoli. (m.v.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA