Il canarino ospite indesiderato e la vendetta della bassotta
La scorsa estate una mia carissima amica che partiva per due settimane mi affidò il suo canarino (femmina) perché lo custodissi durante la sua assenza. Si recava a riposare sulle colline verdeggianti di Zavattarello, non poteva portare con lei "Cleo" (è il nome del canarino) perché in quella residenza c'era la gatta "Tea". Premetto che io abito a Voghera, ridente cittadina ma ad agosto calda e afosa. In più con me abita "la Gina" una bassottina un po' vecchietta ma con lo spirito di una giovane. L'uccellino arrivò nella sua graziosa gabbietta ma si trovò subito un po' spaesato. "La Gina" non aveva mai visto in vita sua un canarino e codesto animale le causò una sorpresa evidente. Immobile come un cane imbalsamato guardava l'uccellino cercando di capire e dai suoi occhi furbi capii che l'ospite non era per niente desiderato in quella casa che era sua da anni. Persuasa di tutto ciò, andò a porsi in un angolo della cucina, ventre a terra e schiena tesa, inviperita. Pensai che non ce l'avrei fatta a gestire la cosa perché era evidente che la situazione era critica. I giorni passarono lenti. Quando sembrava tutto a posto (mi ero illusa) la bassottina stava preparando la sua vendetta. Il penultimo giorno posi la gabbietta sul terrazzino perché dovevo assentarmi. Al mio ritorno "Cleo" non c'era più. "Qualcuno" aprì la porticina della gabbietta e lei volò via. Capii all'istante che era stata lei perché andò a rifugiarsi sotto il letto. E di là non fu possibile farla uscire per tutta la giornata. La mia amica arrivò. "Cleo" aveva riacquistato la sua libertà e lei ne fu "quasi felice" perché da quando era rimasta senza compagno era sempre più triste. Da quel giorno la mia bassottina riacquistò la felicità perduta. Soltanto quando vede la mia amica certi pensieri affiorano nella sua bella testolina. E io la rassicuro: «Sei tu la mia preferita». Flavia Maiocchi