«Niente Iva per le nuove infrastrutture»
di Vindice Lecis wROMA Nuove infrastrutture al via con la defiscalizzazione e la sterilizzaione dell'Iva, riduzione degli aeroporti, autostrada Orte-Mestre in dirittura al Cipe. Il viceministro alle Infrastrutture Mario Ciaccia annuncia una parte delle misure del governo per lo sviluppo che saranno discusse e approvate dal consiglio dei ministri a settembre. «Sto lavorando ad una defiscalizzazione per le nuove infrastrutture - ha detto durante il Meeting ciellino di Rimini - per le quali si accerti che non sono sostenibili, sotto un profilo economico e finanziario, con l'attuale gravame di Iva». E' solo un annuncio ma Ciaccia ha spiegato che la misura potrebbe essere contenuta in un prossimo disegno di legge. «Su questo dobbiamo intervenire e questo proporrò ai colleghi di governo. Penso alla sterilizzazione totale dell'Iva. Qusto potrebbe avere un impatto di 5-6 punti sul pil e può favorire la creazione di centinaia di posti di lavoro» entro il 2020. Soddisfatto il presidente della Confindustria, Giorgio Squinzi: «Puntare in modo deciso sull'utilizzo della fiscalità come leva per favorire gli investimenti in infrastrutture è una scelta che condividiamo pienamente». Catricalà, sottosegretario alla Presidenza, è prudente: «Bisognera valutare la compatibilità finanziaria ed europea di una misura che riguardi l'iva». Altro annuncio: la riduzione del numero degli aeroporti, una misura che sarà contenuta nel piano nazionale che dovrà trovare conclusione entro l'anno. L'ipotesi è quella di un drastico taglio. «Non è tollerabile che vi sia una quantità di aeroporti che non corrispondono ad una logica e a un'esigenza dell'economia» ha commentato Ciaccia. Molti scali, in effetti, hanno un traffico cargo e passeggeri irrisorio o nullo e, spesso, sono il simbolo di scelte clientelari. I circa sessanta aeroporti sono attualmente suddivisi in strategici, primari e complementari. I 14 aeroporti strategici non corrono rischi: sono gli scali che, a prescindere dal volume di traffico, si riferiscono a un ampio bacino e sono in grado di garantire infrastrutture. Tra questi figurano Roma Fiumicino, Milano Malpensa, Venezia, Bari, Bergamo, Bologna, Cagliari, Catania, Milano Linate, Pisa. Anche i 10 aeroporti primari non hanno problemi, pur presentando caratteristiche diverse: a prescindere dal volume di traffico hanno una serie di limitazioni infrastrutturali ma soddisfano ugualmente una domanda di traffico imponente e sussidiaria. Nessun declassamento ad esempio per Alghero e Olbia, Genova, Torino, Trieste, Treviso. A rischio invece i 24 aeroporti complementari che rispondono a una domanda di traffico di scala locale anche in zone remote. Potrebbe abbattersi la mannaia su Aosta, Albenga, Brescia, Bolzano, Comiso, Cuneo, Forlì, Elba, Lampedusa, Pantelleria, Parma, Ciampino, Salerno, Siena, Pescara e altri. Questi aeroporti complementari non presentano requisiti rispondenti a fattori di sviluppo ma possono svolgere nel medio-lungo periodo il ruolo di riserve di capacità di quote aggiuntive di traffico di uno o più scali di riferimento. «Dobbiamo recuperare risorse - ha spiegato ancora il viceministro Ciaccia - ed evitare gli sprechi e per questo il piano nazionale degli aeroporti è ormai in pista da parecchio tempo. La filosofia è quella della riduzione degli aeroporti ma quello che stiamo studiando non è esattamente la stessa cosa». Il principio generale sarà «distinguere aeroporti nazionali e di servizio in una visione europea». Nel pacchetto di annunci Ciaccia inserisce anche quello relativo al collegamento autostradale Orte-Mestre. La prossima riunione del Cipe affronterà il dossier, un lavoro da dieci miliardi di euro di cui si parla da anni. ©RIPRODUZIONE RISERVATA