Vendemmia a Santa Maria L'emergenza stagionali
di Linda Lucini wSANTA MARIA Disperazione. Con chiunque si parli: gli aspiranti braccianti, gli amministratori comunali, i cittadini. Duecento persone in cerca di lavoro in un paese di 2500 abitanti sono tante. Troppe. E la marea di manodopera in cerca di ingaggio continua a riversarsi a Santa Maria. Sono decine e decine in più del passato. Ieri un'altra quindicina di persone risaliva la strada per il paese. Sono disperati e disposti a tutto per una paga a giornata. C'è chi lavorava in un cantiere navale a Genova che spera di poter guadagnare qualche soldo, visto che da 4 mesi non ha più lo stipendio, ma moglie e figli da sfamare. C'è chi lavorava in Romania in fabbriche italiane chiuse per la crisi. C'è chi ha fatto la vendemmia in Spagna e ora tenta il bis in Valle Versa. Per loro non c'è acqua per lavarsi, nè bagni pubblici. Campi, vigneti aiuole sono i loro letti, un cartone il lenzuolo. In aiuto, la solidarietà dei residenti che regalano cibo e qualche banconota. Tra i braccianti c'è anche chi ha precedenti penali. I carabinieri di Santa Maria insieme a quelli di Stradella ieri ne hanno fermati ancora. In tutto ne i controlli hanno superato la sessantina, ma di reati non ne sono stati commessi. Tutti aspettano la chiamata, alle 7 in piazza. «C'ero anch'io stamattina – dice il sindaco Paolo Lacchini – Ho contato 38 persone. Alcuni dopo un po' sparivano, altri li sostituivano. Anche se di camion e macchine arrivati a caricarli non ne ho viste». Alcuni stanno già lavorando. Altri stanno per essere messi in regola. «In tre giorni di vendemmia sono state assunte 600 persone e questo solo con le pratiche della mia associazione – dice Luciano Nieto di Confagricoltura – A Santa Maria l'agricoltura non c'entra niente. E' solo un problema di ordine pubblico». Ma il sindaco che è andato a bussare in prefettura per chiedere un potenziamento dei controlli, si trova a gestire da solo quest'emergenza: «Che faccio? Devo mettere i bagni chimici e i tendoni per ospitarli? E i soldi chi me li dà? Senza contare poi il rischio boomerang di richiamare ancora più gente. Stiamo pensando se far intervenire la Protezione civile, ma il discorso resta lo stesso. Bisogna ragionare diversamente, va fatto un discorso tra tutti i sindaci della zona, con le associazioni di categoria e va trovata una soluzione tutti insieme». Contrattacca l'opposizione: «Capisco che è un'emergenza, ma vorrei qualcosa di concreto – dice Enrica Maini – Almeno i bagni chimici . Sarebbe un segno di civiltà e poi eviterebbe i disagi della popolazione che si vede queste persone fare i propri bisogni ovunque. Chi li fa lavorare deve offrire loro acqua, riparo e un trattamento dignitoso». «Perchè non l'ha fato lei quando era al governo di Santa Maria? – sbotta il sindaco – Il nostro paese non ha spazi adeguati per ospitare un tendone per tutte questa gente. I bagni? Ho messo a disposizione quelli del campo sportivo l'anno scorso, è stato in disastro. E si era a un terzo delle presenze di oggi». Un aiuto è pronto a darla il Consorzio tutela vini: «Non abbiamo fondi in bilancio – dice Paolo Massone – ma se il sindaco si farà promotore di qualche iniziativa faremo un consiglio e cercheremo di dare una mano».