Tuffi e scherzi nell'acqua dei fossi L'estate dei ragazzi di Belgioioso
I giovani o i nuovi abitanti di Belgioioso non solo non hanno mai visto il "Gorgo dei tre" (Sgur di tri), ma probabilmente non ne hanno mai sentito parlare. Soprattutto perché oggi, abituati come siamo alla villeggiatura al mare, non riusciremmo ad immaginare di fare il bagno in un fosso. Sì in un fosso: infatti il gorgo dei tre altro non era che un fosso e le acque che vi scorrevano erano usate per irrigare i campi ed era raggiungibile attraverso un sentiero. Noi ragazzi lo consideravamo la nostra piscina dall'acqua limpida, pulita e fresca. Tutta la gioventù belgioiosina di quell'epoca ci passò. Andavamo a bagnarci, a lavarci, ad imparare a nuotare (nella canaröla) giocando e divertendoci. Sgur di tri (perché fosse chiamato così sarà per sempre un mistero) era il luogo "balneare" estivo di tutti i ragazzi di Belgioioso. Oltre al sopracitato Sgur di tri, il più frequentato, esistevano altri posti in cui ci si tuffava. I ragazzi della Guardagiusa si ritrovavano in Vèr Truncon, di recente intitolata Via dei Mille, dove c'era äl Sgur dlä rivultèla, äl prim burì, e äl secund burì, risalendo il fosso, molto più in su, quasi ad arrivare alla cascina Torretta, c'era il Salt. Quest'ultimo era frequentato da ragazzi che, per la maggior parte provenivano dalla Via Trieste, mentre per quelli del Doss, sulla Moronata, l'identico fosso formava il ritrovo dell'Ason. Per noi maschietti l'unico rammarico era che le "piscine" per buona creanza, non erano frequentate dalle ragazze, ma in ogni modo noi ci divertivamo ugualmente, era un momento di svago, d'allegria spensierata. Facevamo "vot, des nudad äl dì". D'acqua sotto i ponti ne è passata tanta, ma alcuni episodi seppure un po' offuscati dal tempo mi tornano in mente. Uno sguardo ad una specie di primato, un "record", stabilito da Franco di una decina d'anni più di noi. In prossimità dello sgur dlä rivultèla, c'era un ponticello di circa tre metri che a quei tempi serviva all'agricoltore per arrivare nel campo. Noi ragazzi ci tuffavamo e seguendo la corrente dell'acqua, passavamo sotto e uscivamo dall'altra parte. Franco invece lo attraversava in senso contrario, controcorrente, probabilmente aggrappandosi alle pareti del ponte, un'impresa questa che a nessuno altro è mai riuscito compiere. Occorre rammentare che i giovanotti con qualche anno più di noi, si divertivano a gettarci in acqua indipendentemente da come ci trovavamo, in costume o un paio di calzoncini corti, una maglietta o una canottiera: sempär in pé pär tèra. Romano, era uno di questi, un giovanotto sui venti venticinque anni. Noi anche quel giorno per evitare il peggio, cercavamo di mantenere le distanze, ma Guido un nostro coetaneo senza rendersene conto si mise a parlare con lui e amichevolmente molto da vicino. Noi lo guardavamo sorpresi e nella nostra mente pensavamo: "Ma cosa fa, come mai non gli gira al largo!". E mentre stavamo per avvisarlo, ecco all'improvviso il fatto: Romano lo prese vestito così com'era e lo buttò in acqua. Ma Guido non sapeva nuotare e non toccando il fondo cominciò ad andare sott'acqua e riemergere tanto che Romano accortosi delle difficoltà del malcapitato di turno il quale non stava a galla, a sua volta con i vestiti addosso, si gettò nel fosso per salvare Guido da seri guai che avrebbero potuto avere drammatiche conseguenze. Naturalmente, dopo lo scampato pericolo, potete immaginare quale fu il nostro divertimento nel vedere che stavolta a cadere nell'acqua vestito era capitato proprio a chi per tante volte lo aveva fatto a noi. Per noi ragazzi era uno dei pochi divertimenti estivi. Ci divertivamo un sacco. Abbiamo passato la nostra infanzia a giocare nei fossi. Altro che mettersi in coda per andare al mare! Oggi abbiamo paura di mettere anche un dito nell'acqua del fosso ed è un peccato, perché l'acqua è una risorsa di vita e dovremmo imparare a rispettare tutto ciò che è natura. Luigi Gino Migliavacca